Le Parole D'Un Vecchio Signore

di Enrico Brizzi

Mi e' capitato di leggere un'intervista-conversazione condotta da un giornalista e un docente di filosofia a un uomo prossimo a compiere cento anni.
Il vecchio signore, una persona che non si concede rimpianti e anzi medita sul da farsi nel tempo ancora disponibile, ripercorre le tappe della sua vita iniziata lo stesso anno in cui scoppio' l'affare Dreyfus, l'anno in cui Röntgen scopri' i raggi X. Nelle prime battute della conversazione appaga la curiosita' degli interlocutori che gli chiedono di ricordare la giovinezza, il tormentato periodo tra le due guerre mondiali in cui il vecchio signore, all'epoca reduce poco piu' che trentenne del fronte franco-tedesco, s'era accompagnato a personaggi della politica e della cultura e s'era distinto egli stesso per la pubblicazione di Tempeste d'acciaio, che portava il sottotitolo Dal diario di un comandante di truppe d'assalto.
Beh, la cosa piu' sorprendente e' che questo vecchio signore, tra i ricordi delle esplosioni che insanguinarono l'Europa e le riflessioni di tipo filosofico, trova il modo di rispondere in maniera convincente ed elegantissima a chi gli chiede in che senso nella sua vita sarebbe stato guidato da scelte di tipo estetico piuttosto che da decisioni germogliate sul campo dell'etica.
"Vedere il rapporto tra etica ed estetica semplicemente come un'antitesi non mi basta. Anzi, e' fuorviante. Direi percio' che etica ed estetica si incontrano e si toccano almeno in un punto: cio' che e' veramente bello non puo' non essere etico, e cio' che e' realmente etico non puo' non essere bello".
Queste parole hanno lasciato in me un'eco vividissima, e mi hanno dato da ripensare a determinati episodi e svolte della mia vita, che di secolo non raggiunge nemmeno un misero quarto. Non importa essere laureandi in filosofia per capire cos'e' per noi il Bello, e basta che ci guardiamo indietro per sapere quale e' la nostra idea di Giusto.
Estetica ed Etica, voglio dire, sono due categorie a noi disponibili da sempre, due ambiti con cui abbiamo grande familiarita'.
Si puo' immaginare di prendere alcune decisioni per amor di Giustizia, ed altre per amor del Bello, ma credo che in gran parte le nostre piccole svolte, le direzioni che imponiamo al timone della nostra navicella nelle correnti semioceaniche della vita, siano guidate in parti diverse da ambedue i Fari.
Quando amiamo una ragazza ne sogniamo fino allo struggimento le mani, i piccoli movimenti, gli occhi capaci di infondere calma nonostante l'iride sia color della burrasca. Questo e', apparentemente, il puro dominio dell'estetica. Ma quando amiamo una ragazza al punto da figurarcela di continuo e scodinzolare quando suona il telefono, non desideriamo forse il suo bene? Non auspichiamo con forza che i suoi propositi si realizzino, che il destino non tenga in serbo durezze o momenti di paura ma soltanto sospensioni d'incredulita' e occasioni felici?
Se il nostro amore e' corrisposto, non pare esagerato o presuntuoso ritenere che anche Lei, la beneficiaria dei nostri sospiri, desideri per noi ogni allegrezza e quiete.
E non e' forse desiderabile per tutti noi, e cioe' eticamente giusto, che le persone rivolgano l'un l'altro buoni auspici e pensieri non banali?
Questo per dire che e' Giusto, non solo Bello, che due giovani si amino e questo Amore li sottragga, per buona parte, alla triste marcia del tempo presente.

PS: Avrete notato che delle tre grandi partizioni della storia del pensiero antologizzata per i licei una e' completamente assente da queste brevi note. Il problema e' che di questi tempi la terribile Metafisica abita gia' le nostre strade e c'insegue financo nella quiete dei nostri appartamenti. Per quel che ne capisco non e' faro, ma cortina fumogena che fa uguali acque e scogli.
Per adesso, prendetelo come un mio ghiribizzo, piu' avanti ne riparleremo.