Tratto da "l'Unita'" del 14 Ottobre 1995


IO SCELGO L'INCOERENZA

di Enrico Brizzi



UN TRADIMENTO, un'estasi, "In fin dei conti, quello che importa è sentirsi giovani dentro", (saggezza popolare). Non c'è niente di male a perdere la testa per un bel ragazzo di Alleanza nazionale, magari in una sera d'estate". Finalmente Inge Feltrinelli, dalle colonne de l'Espresso, ci solleva da profondissimi complessi di colpa. Al di là dell'immagine raccapricciante che evoca, la signora Inge rivela qualcosa di assolutamente ovvio nel contenuto, ma bizarro nell'enunciazione: se non c'è niente di nuovo nelle storie d'amore tra destra e sinistra, a sedici come a sessant'anni, resta curioso che l'argomento sia sollevato da una donna ormai oltre la mezza età. È la classica cacata fintamente trasgressiva che potremmo scoprire da un sondaggio di Ambra. La medesima scemenza fa ridere a crepapelle in bocca alla signora Inge (che porta tutte le marche della signora intelligente: maturità, cultura, addirittura militanza a sinistra), fa ridere ma non troppo se la dice la moglie del lattaio (che, poverella, non ha studiato), non fa per niente ridere, anzi appare perfettamente naturale, in bocca a una ventenne.
L'intellettuale, quintessenza della persona matura e intelligente, si contrappone al giovane come detentore del sapere. Non a caso, nel sentire comune, non esistono intellettuali giovani. O al massimo ce ne sono due o tre ma sono giovani atipici. Ai giovani, nella società gerontocratica, sono generalmente affidati altri interessantissimi compiti: rombare in motoretta su e giù per la città, praticare gli sport, affollare i concerti rock. Così come la donna nella società maschilista, i giovani sono ghettizzati daivecchi in un terreno ben delimitato. La versione attuale del marito violento che auspica l'emancipazione femminile è l'adulto che invita il giovane a farsi largo nella società: in una società in cui tutto è deciso dagli adulti.
La vera richiesta è evidente: al giovane si chiede di diventare adulto prima di entrare in società, come a un malato di ristabilirsi completamente prima di uscire di casa.Le peculiarità dei giovani sono non-valori, o valori-gadget nella società adulta. C'è un'evidente conseguenza di questo fatto.Chi desidera integrarsi dovrà cancellare il più possibile le marche della giovinezza, mentre chi non può o non vuole diventare adulto ci punterà tutto sopra. Le marche della giovinezza sono le solite: instabilità caratteriale e sentimentale, mancanza di un sistema di valori stabilito, estrema mobilità, incoerenza, scetticismo, disinteresse per l'approvazione sociale. Con tutte le, peraltro variabilissime, connotazioni: spostarsi in vespetta e non i Saab 9000, fumare sigarette americane e non mezzi toscani,ascoltare gli Einstuerzende Neubauten e non Claudio Villa.
A parte che in tutte e tre le coppie prediligo il primo termine ("e per forza, sei giovane! Vedrai tra vent'anni!"), sostengo anche l'intriseca superiorità delle categorie citate rispetto ai propri contrari, sinonimi, più o meno, di maturità: preferisco l'incoerenza e il cambiare sempre al silenzio mortale della rettitudine etica e stilistica.
Adesso arriva il clou. Capirete che se la maturità comprende 116 opzioni diverse di ordine, una gamma ampia ma finita di posizioni in cui farsi tramutare in statue di sale in quieta attesa della morte, la giovinezza è una corsa di ubriachi. I soli giovani imbrigliabili sono i tanti adolescenti per età, ma cinquantenni nei modi e nel cuore.
L'immaturità, con tutte le implicazioni che comporta è l'unica possibile forza destabilizzante in questa società mummificata. Non doversi giustificare di niente. Zitti e clamorosi, camaleonti nell'aspetto, rapidi nello spostamento, agenti provocatori del Caos. A me la gioventù sembra un puro moto di automatismi garantiti un tot a testa: finiti gli automatismi, finito il moto. Delinquono in ogni caso, perché non vogliono lavorare e dicono che solo gli stupidi sprecano un terzo della loro giornata per mandare avanti l'economia nazionale. Qual è il mio nome? Non si sa cosa vogliano, né ha senso chiederlo. La gioventù è quella cosa in cui pereccitarsi, per esempio, non si chiede il permesso prima a chi ci eccita: ci si eccita e basta. Nulla si chieda al Disordine: non ha portavoci, quelli che dicono di esserlo sono impostori già adulti. La gioventù è un'erezione e un orgasmo utonomi, uno schizzo a arcobaleno nel vento. Parola di Aldo Busi.

[Enrico Brizzi]