Tratto da smemoranda 2000 - quello sporco ultimo mito


Il parco sotto casa

"La' dove c'era l'erba ora c'e' una citta'-a'-a'-a'-a'", cantava il Molleggiato sconvolto dall'espansione edilizia dei sixties che s'era mangiata i campi dietro casa. Sara' anche andata cosi', ma del mio quartiere come rigoglio d'orti e canali a cielo aperto non posso avere alcun ricordo. Il quartiere l'ho conosciuto, poppante scarrozzato in passeggino, abbastanza simile a come lo si puo' vedere adesso: anche vent'anni fa era protettivo e indolente e adagiato sotto la linea variabile dei colli. Anche vent'anni fa i parchi erano gli stessi di oggi, protetti da staccionate e catene, irti di cartelli che vietavano questo e quello, piccoli appezzamenti di liberta' baciati dal sole ritagliati nel latifondo delle proprieta' private. Gli spazi erano gli stessi, i confini altrettanto aggirabili e scavalcabili anche dopo l'orario di chiusura, pero' la percezione era assai diversa.
Intanto io ero piccolo, e a quei tempi in cui gli estranei da quindici anni in su parevano tutti adulti sentivo una certa componente di rischio ad affiancare pedalando sul biciclo le tribu' adolescents lungicriniti addossati alle panchine a perder tempo. Voglio dire, avrebbero potuto rapirmi. Oppure appetivano alla mia splendida Atala da juniore laccata bianco e arancione. Cosa credete, re'giz, l'avevo capito e non ci cascavo: se le poche ragazze del gruppo mi sorridevano era chiaramente per farmi avvicinare e prendermi in trappola. In fondo preferivo gli sguardi stolidamente duri dei maschi in clark's e giacchetto jeans. "Un giorno forse diventero' come loro", mi dicevo allargando le curve, sollevando piccoli sbuffi di ghiaia in privato segno di sfida. "Un giorno passero' anch'io il pomeriggio a buttar fuori il fumo dalla bocca, a guardare storto chi passa e si fa gli affari suoi".
(E poi c'erano i cani! "E' buono, e' buono", urlava la padrona da una distanza pazzesca mentre Ringo o Cuma o Black coprivano in volo lo spazio e mi venivano a ringhiare troppo vicino ai polpacci morbidi ancorche' tesi per lo sforzo della fuga…)
Entrare nella riserva vegetale di giorno era eccitante la sua parte, ma non ero ancora cosi' suonato da spingermi oltre il buco della rete al chiarore selvaggio della luna.
Poi venne l'eta' dell'offensiva, arrivarono le guerre civili a colpi di bastone, le lance a punta rossa affilate con le schegge di mattone trovate in giro; duro' forse l'arco di due estati, e il parco sotto casa fu come la zona universitaria durante le manifestazioni dure dei Settanta, devastato dai tumulti e dalle cariche di noialtri impuberi. Sui muri di cinta e sui cartelli, intanto, fiorivano scritte a bomboletta aggressive e incomprensibili: l'unica cosa che si capiva erano i piselli giganti disegnati col gesso e l'incitamento al Bologna FC firmati coi nomi delle bande curvaiole. L'eta' vischiosa dei primi baci conferi' al parco nuova dignita', e cominciai a pensare che quelle ubertose pendenze avessero un potenziale pressoche' infinito: se le mia giovane amica ci stava, se acconsentiva a schiudere le labbra era merito del parco. La prova? Mica mi aveva mai baciato nessuno, alle scuole Annibale Carracci o al catechismo o al centro d'addestramento tennis. E invece, varcato mano nella mano il magico cancello tutto diventava possibile e finalmente mi pioveva addosso la giusta luce di latin lover irresistibile.
Nei mesi d'acerba depressione ginnasiale seppi per certo che sarei morto suicida come tutti quelli che m'apparivano i migliori: non desideravo altra sepultura che una lapida spartana piantata nella terra tenera, all'ombra dei cipressi che bordano il lato sud del parco. Poi conobbi Roadrunner nella versione dei Sex Pistols, il lato notturno della mia citta' e la pienezza della Teenage.
Poi conobbi Londra e Berlino dal vivo, le emozioni decaffeinate dell'universita' e la sensazione di pienezza che provo tutt'ora a girare in vespa anche quando fa freddo e ti potresti perfino prendere un malanno.
Poi conobbi un modo diverso di sentire le cose, fui iena e torello e camaleonte e dal parco sotto casa per qualche anno mi allontanai.
Ci torno in primavera con gli amici di allora e quelli nuovi, a calciare un pallone, a parlar di Coppa Uefa e nuovi punti di vista sul millennio che aspetta dietro l'angolo.
Ci tornero' d'estate col mio amore che su quest'erba non si e' seduta mai: sara' un bel tornare, e quando alla fine saremo tranquilli e vicini potremo baciarci coi baci che so gia' diversi da tutti quelli che io - e il parco sotto casa - abbiamo conosciuto finora.

Enrico Brizzi