Tratto da "Smemoranda CATTIVI PENSIERI 1998"




Auguri ragazzo

di ENRICO BRIZZI



Era la nostra cerimonia. Leggere qualche pagina ad alta voce infilati sotto le coperte, prima di iniziare i nostri baci selvatici. Odiavo quando Elisa si addormentava prima di concludere le letture, ma non succedeva quasi mai.
Ricordo che quella sera, la sera del mio compleanno, leggevamo le ultime pagine de "L'irravanabile Jacob contro i fratelli Mururoa". Guardavo Elisa negli occhi color dell'acciaio, e sapevo che in qualche maniera diagonale eravamo la stessa cosa. Immaginavamo la stessa cosa. Se Anatole Brigueul col suo stile rancido e visionario, ci racconta di quando l’irravanabile Jacob guida a fari spenti nell'area portuale di Marsiglia, so per certo che Elisa la immagina minacciosa nelle medesime luci basse del porto mercantile di Cremona, giusto al di la' delle reti, dove c'e' solo nebbia e frangersi fiacco di un mare improbabile. Me l'ha confermato lei stessa con uno sguardo diretto che mi ha accarezzato il cuore.
Era il nostro posto, quello. Il nostro rifugio per le serate randagie. Non erano in tanti a sapere che la zona mercantile di Cremona era orfana di qualsiasi sistema di sicurezza. Bastava svoltare quell'ultima curva, esprimere sottovoce un desiderio da sbarbo lirico, e voila', eravamo oltre la rete spinata, al sicuro nella bolla pulsante di musica che riempiva la utilitaria giapponese di Elisa. Ci abbiamo fatto cose allucinanti, dentro quella macchina da Paperopoli. Cose che solo un uomo e una donna possono fare, probabilmente. Tra le ombre mostarde e le inequivocabili presenze dei cargo colmi di torrone, Elisa e il sottoscritto sono stati la stessa cosa.
E lo siamo anche adesso, mentre leggiamole ultime pagine che ci ha regalato Anatole Brigueul, quando l'irravanabile Jacob tira fuori una buona quantita' di delirio vendicativo e il revolver d'argento che gli ha regalato suo fratello prima di morire. Elisa e il sottoscritto sono fusi in un anima sola, purissima speranza che l'irravanabile Jacob ci dia ancora altre emozioni o insegnamenti di vita, magari.
Elisa e il sottoscritto sono una cosa sola, attenta a percepire ogni scricchiolio nell'oscurita' del porto di Marsiglia, una sicurezza a coprire le spalle dell'irravanabile Jacob. Lo seguiamo come in un sogno. Elisa e il sottoscritto sono una cosa sola, proiettata in avanti a perlustrare le baracche di lamiera: facciamo strada all'irravanabile Jacob, cuore in gola, che' il nostro eroe deve ancora insegnarci qualcosa, e per farlo ha da arrivare sano e salvo alla parola Fine. Elisa e il sottoscritto sono una cosa sola, e specialmente nel momento in cui "l'irravanabile Jacob, con tutta la determinazione di una vita autunnale, fa abbaiare il revolver. Li vuole vedere come spappolano a terra come frutti maturi, i quattro Mururoa. Vuole vedere mademoiselle morte che seduce senza fatica, schiude le labbra agli assassini di suo fratello". Ricordo che quella sera, la sera del mio compleanno, Elisa si addormento' proprio mentre leggevo ad alta voce quelle parole. Stanca, la mia boccuccia da fiorellino chiudeva gli occhi proprio sulla penultima pagina della irravanabile offensiva contro i fratelli Mururoa. Non ho smesso di leggere.
Lo stile rancido e visionario di Anatole Briguel ha iniziato ad isolarmi, in maniera inizialmente impercettibile. Mi stavo intrippando di brutto con l'irravanabile Jacob e la sua inevitabile vendetta. Li aveva proprio stesi, i quattro fratelli Mururoa.
Sono uscito con lui dall'area portuale di Marsiglia sulla vecchia Matra-Simca, mi sono concesso anch'io un brindisi celebrativo & silenzioso alla Langouste Ivre. L'irravanabile Jacob beveva Negroni: l'ho fatto anch'io, con una certa tarchiatezza.
Sono arrivato con il cuore pieno di speranza alle ultime righe. L'irravanabile Jacob si sporge sul bancone.
Attraverso queste ultime parole rancide e visionarie, forse Anatole Brigueul mi vorra' dire qualcosa.
"Auguroni Jacob", dice l'amico barman. "A chi brindi stasera?"
"Ai soli veri eroi. Quelli che uccidono la sera del proprio compleanno."
FINE.
Lo sguardo mi e' slavinato sulla ampia porzione di pagina bianca, e da li' e' schizzato verso l'orologio sveglia che Elisa ed io tenevamo sul comodino, ai tempi in cui eravamo la stessa cosa. Erano, mio dio, le 23:59 ((SNZ)). Nonostante gli incantevoli spageti boloniese che mi aveva cucinato, le strinsi le dita intorno alla gola. Nonostante le candele disposte senza risparmio. Nonostante la nostra relazione.
Elisa cedette al bacio saffico di mademoiselle morte con un gorgoglio di piccole ossa frantumate. Un gorgoglio incredulo di uccello ammazzato a tradimento nel proprio nido, se e' possibile immaginare qualcosa del genere.
L'irravanabile Jacob ha alzato il bicchiere verso di me. Anche il barman ha sorriso, detto qualcosa stile "auguri, ragazzo!".