Tratto da "Smemoranda DIRE FARE BACIARE" del Novembre 1996

Fare/Strafare
gli sbolognesi



GLI SBOLOGNESI



DFB Quali pensi siano i tuoi lettori?
Enrico Brizzi: Forse gli stessi delle letterine che ricevo, un panorama apparentemente disperante...

Ti chiamano Jack?
No, e in genere dicono che non sanno perche’ mi scrivono, che son qualcosa di piu’ di un amico e qualcosa di meno di un fidanzato e aggiungono "Se hai il coraggio di rispondermi..."; ma cosa cazzo vuol dire, sei tu che hai scritto ed ora mi chiedi se ho il coraggio di risponderti!!!

Hai mai risposto?
No, ma una volta mi e’ arrrivato un mazzo di fiori che mi ha veramente commosso.

Hai il pubblico piu’ motivato e coinvolto, il piu’ vicino a quello delle rockstar: i sottovetenni. Ti senti un portavoce?
No, assolutamente. Penso che l’identificazione con il libro trascenda quella con lo scrittore. Se mi scrivono, probabilmente la motivazione e’ la solitudine, nessuno vuole parlare "con" me, tutti vogliono parlare di se’. D’altronde cosa potrei rispondere io, che mi si e’ rotta la vespa, che non ho fatto l’esame? No, allora e’ meglio non rispondere, piuttosto che mandare cartoline prestampate con la mia foto e la mia firma.

Quanto c’e’ (o c’era) della tua vita in Jack Frusciante? Quanto e’ una fotografia?
Nessuno dei due libri l’ho scritto con l’intento di fotografare: volevo raccontare delle storie; infatti la nuova storia e’ diversa, e nuova e violenta dove prima c’era affetto...

Pensi che Jack Frusciante abbia rap-presentato quello che Porci con le ali ha significato 20 anni fa?
Penso che non sia possibile il con-fronto, quella era la sintesi di un movi-mento, una fotografia; io la prima volta l'ho letto in edizione Savelli di mio padre, e al più l'ho scambiato per un libro erotico per farmi le seghe, per intenderci. Poi, un po' cresciuto, l'ho trovato più scontato e banalotto.

Il tuo Libro non e’ un po' troppo bolo-gnese?
Il mio libro e’ BOLOGNESE e basta; il nuovo, invece, parla di un' altra storia, e’ onirico, un lungo sogno, oppure un incubo... per esempio, parlo di Nizza senza esserci mai stato.

Toglieresti qualcosa da JackFrusciante?
Gia’ dal primo momento avrei eliminato qualcosa; non e’ propriamente biografico ne’ autobiografico, altrimenti avrei scritto un diario o girato un video 8.

Ti appartiene la bicicletta?
Senz'altro, quella parte e’ molto mia.

Come ti e’ scattato il meccanismo dello scrivere? Andavi bene in Italiano?
No, andavo abbastanza male, avevo una suora che mi insegnava lettere; facevo le fanzines con la stessa attitudine con cui suonavo. Tutto e’ iniziato quando ho scritto una specie di romanzo di fantascienza alla Blade Runner che ho mandato "tipo Jack London" a tutte le case editrici. Solo Canalini ha risposto e a 16 anni, timido ed emozionato, mi sono presentato a quell'incontro. Canalini, dopo aver cestinato il mio libro, mi ha proposto di scrivere qualcosa di più vicino alla vita reale. E allora io, che in quel periodo vivevo questa storia con una ragazza, praticamente suora, l'estate successiva alla sua partenza ho lavorato alla stesura del romanzo. Secondo me, cercare nel libro delle mora-li e’ un'operazione intellettualmente pove-ra: non c'e’ morale a questo livello, solo storie.

Che scuola hai fatto?
Liceo Classico a Bologna (maturita’ 50/60), iscritto all'Universita’ a Scienze delle Comunicazioni, dove tuttora cam-peggio per il quarto anno.

Com'e’ la tua vita?
Una vita normale fino a Jack Frusciante, dopo e’ stata più che altro una lotta per mantenerla normale.

Continui a vivere a Bologna, citta’ straordinaria ma con le caratteristiche detta medio-piccola.
Non sono troppo d'accordo. Forse per gli adulti sono poche le opzioni, altrimenti e’ un posto pieno di fermenti; quest'estate hanno sgomberato tre case occupate, sotto ferragosto; il comune di Bologna, alla ricerca di una rispettabilita’ senza senso, cerca di superare la destra sulla destra. In fondo, e’ sempre la citta’ in cui nel ‘77 il comune chiamava gli operai a sprangare gli studenti. Se poi consideri che alla DIGOS di Bologna sono cosi’ incattiviti da sembrare i boliviani della situazione, hai un quadro completo.

Quindi tu frequenti la Bologna alternativa, e non quella che sogna?
Guarda, si tratta più di muoversi e spostarsi che non di frequentare. In verita’, anche se non sembrerebbe, e’ una realta’ molto poco fertile, e’ la citta’ ideale per i quarantenni e per i radical-chic.

Quindi per la "new generation" non vedi differenze...
Le vedo per i fermenti nuovi. Per la musica, per esempio, e’ la citta’ con più rave-parties. Per il resto e’ tutto un lancia-re il sasso e togliere la mano: denunce, sgombri, eccetera. E’ molto difficile muoversi a Bologna senza il PDS e "Bologna sogna" dietro. Comunque resta sempre un luogo anomalo, uno di quelli che fanno la differenza: posti aperti fino a tarda notte, cose interessanti; come nido e’ l’ideale. Ma per l’agregazione non solo non c’e’ piu’ Piazza Maggiore, ma tutto e’ molto piu’ veloce. E’ una citta’ che da cinque anni si sta imbarbarendo, e sta diventando sempre piu’ violenta. Dal ’77-shock, anche a livello di delinquenza spiccia, il panorama e’ cambiato (Uno Bianca, ecc.)

Se arrivi dall'esterno, per=, la sensa-zione resta quella del nido, del rifugio e dell’efficienza. Una città da grandi invidie.
Se indaghi a fondo sono tutte sensazioni che si spappolano: quando il sociale ti aiuta troppo... Per carita’, sono fenomeni meno degradati, ma non e’ che farsi dieci ecstasy ti lasci particolarmente piu’ in forma che non farsi le spade. I veri emarginati probabilmente sono tutti i non-bolognesi, e quindi sono i piu’ riconoscibili.

E perché succede?
Bologna e’ molto materna e fraterna, ma poco tollerante con "gli altri"; in teoria non trovi ostilita’, in pratica, alla fine, fuori dai coglioni. Per come la vedo io e’ un circolo vizioso: arrivano, spendono cifre folli per gli affitti, e poi si creano microcircoli tra loro: chietini, ternani, ecc.

Chi frequenti ora?
E’ un po’ complesso analizzare sociologicamente tutti i miei amici.: penso che non sia cambiato nulla. Frequento ancora gli amici d’infanzia e quelli allo stadio. Non mi vedrai certo alle feste vip.

Tuoi coetanei?
Si’, al massimo qualcuno piu’ grande di me.

Cosa ascolti?
Ascolto tutti i suoni del ’77, un po’ derivati dal punk dei Pistols, Clash e Damned. Tutta l’atmosfera dei raves, degli after hours. Non amo la discoteca, non amo i luoghi chiusi, ma mi piacciono i raves sugli Appennini. Dei gruppi italiani ascolto i Diaframma, Umberto Palazzo, Marlene Kuntz e CCCP, mentre i CSI piacciono al mio ego quarantenne.

Cosa ci dici del nuovo libro?
Non penso certo a come ci rimarranno le poverine che amavano l’amore casto e si troveranno tre revolverate a riga. Credo che avrei scritto le stesse storie se non avessi avuto il contratto, certamente.

Cosa ci dici del film Jack Frusciante?
Ho smesso di lavorarci quando sono iniziate le riprese. Ti dico solo che mi hanno proposto "Jack Frusciante 2 - Lei torna dall’America".