Tratto da "Smemoranda DIRE FARE BACIARE" del Gennaio 1996



Pensieri estremi di Ermanno Claypool



rmanno Claypool torna alla consapevolezza non tardi nella mattina, che lei ha da uscire. Giura, cosi' pare ad Ermanno nello stordimento pesante dell'appena sveglio, che gli vuole davvero bene. Giura di avere una gran fretta ma che se dipendesse da lei. Giura che resterebbe cosi' volentieri nel lettone caldo a svegliarsi piano insieme a lui. Dopo avergli fatto ascoltare tutti i giuramenti, paradossalmente lo incoraggia a riprendere sonno.
E' stato Ermanno in realta' a chiedere d'avvertirlo prima d'uscire: Ermanno s'intristisce se si ridesta in un lettone vuoto che la sera prima era pieno ( e magari pieno di baci e sospiri e movimenti di passione). Ermanno probabilmente e' un insicuro. Molto probabilmente. Ma tutti sono insicuri, scusa. Aaaah, no! Questa e' solo faciloneria: magari tutti sono un po' insicuri ma Ermanno della insicurezza presenta i tratti piu' dibattuti, diagonali, pericolosi. Ermanno, lo dicono perfino i frequentatori piu' saltuari fa sempre lo spavaldo. Trova rassicurante un immagine a meta tra l'attore decaduto e il ladro di bestiame, adotta moduli texaneggianti nell'esercizio motorio e accende sempre la vespetta col medesimo scenografico colpo di piede, il notorio calcio del cosacco.
Aggiungete che fuma come Lino Ventura, impreziosendo il tabacco con costose cacchette pakistane; aggiungete che beve svariate miscele di superalcoolici con fredda determinazione; aggiungere, infine, chi porta occhiali neri omnistagionali. Detti occhiali 1o trasfigurano nel sosia cogli occhiali di se stesso, personaggio che Ermanno apprezza in modo particolare. Da rimarcare inoltre sul conto del Claypool: tratta male chi lo ama, si lamenta perché la vita non e' come un film magnifico e rimbrotta gli inconsapevoli attori, ha un carattere rissoso e inconcludente. Ci sentiamo quindi di affermare senza ombra di dubbio che Ermanno Claypool si comporta da spavaldo per mascherare una fangosa e ghiaccia insicurezza di fondo.
Certo e' che lei lo saluta & gli appare sfocata tra le palpebre pesanti di sonno e bibite variamente distillate, ma in ogni caso vestita lavata bellissima pettinata globalmente pronta a uscire desiderabile con la pelle fresca e tesa di latte idratante.
Si baciano: lei bacia l'ansia di uscire e iniziare la giornata, lui seduzione molle del sonno e del rigirarsi nel letto. Ermanno la prende per le spalle come ha fatto la notte sussurra, appoggia voluttuose le labbra, gli sale nuovamente la foga come di cane prossimo alla monta. Lei se ne accorge, ride, ora devo andare, non possiamo, ci sen#ti#amo a ora di pranzo, stasera si va da qualche parte? Ermanno e' rilasciato e duro per la voglia, non sta per nulla ad ascoltare, non prova quasi niente tranne voglia addormentata di esserle sopra. Ma lei. E gia' determinata a uscire, niente baci. Ermanno ci resta male. Chiede, lei: "ci sei rimasto male?". Lo tratta da sbarbo, talora? Dice anche: "dai vado". In extremis, sussurra all'orecchio: "e' stato bello, stanotte". Ssssi'. E stato bello veramente pensa Ermanno. E sarebbe piu' bello se il godere non dovesse scendere a compromessi con necessita' sciancate come il lavoro o la meteorologia. Lei esce come e' uscita cento mattine gia', sicura nei movimenti.
Si chiude, blindata, la porta. Pensieri poco importanti e quasi mai fatti distolgono Ermanno: ormai sveglio, da. Ruggisce tossendo tedesco il motore freddo della macchina: ella scende, a altro determinata, verso il centro citta' dotato di due torri e altri monumenti minori, vera faccia di merda della regione Emilia Romagna. Ermanno se lo prende in mano, potenza barbara minacciosissima e invincibile di vene in evidenza. E' forse ferma a un semaforo, forse non sa come la immagina lui, aperta e molle a prenderlo dentro e scricciare ah ah. Poi immagina altre sbarbe che conosce che ha fatto che ha quasi fatto. In vari modi, come. Scorre immagini che non lo soddisfano, torna lei, come era qualche notte prima abbandonata e profondissima. Gode un po' inizia a godere.
Forse lei sta bloccando le portiere col comando distanza, pensando al lavoro che c'e' da fare, ma Ermanno non. La sente sopra, come. Non proprio come fosse li' veramente, ma muove piu' forte piu' forte gode piu' forte piu' forte tra un attimo sborra. a. a. a. a. a. aaaa. aaaa. aaaaah.
Ermanno Claypool perde i sensi qualche minuto, ruzza nel letto a destra e poi a sinistra, fa il ghiro avvolto dalle coperte, la lumaca a primavera, l'orso in letargo, il reperto archeologico, la statuetta villanoviana, poi piano piano piano si riprende: e' gatto indolenzito che si stira, cane bagnato che scuote il pelo schizzando all'intorno, gallo drogato pronto al combattimento, fringuello purissimo di sole anfetamine. E' in piedi genuino eroe felsineo. E il pavemento gli ghiacci istantaneamente i piedi nudi.
Si ricompone, abbandonato gradevole ai mansueti getti d'acqua, grazie anche a un docciaschiuma tirolese che tonifica ai massimi livelli.
La fame e' molta. Pensa a due tre bar centrali dove si puo' far colazione da soli soffrire tanto, anzi godendo del lusso della giornata che inizia senza dover rendere conto a nessuno di conosciuto: sa che prima del caffe' vale meglio restar da soli a storpidarsi senza discutere. Ermanno Claypool scende pistolero in strada, giacca antartica e pantaloni a brandelli. Naturalmente il gelo gli sale incontrollabile dalle feritoie sbregate che i jeans presentano all'altezza delle rotule, una delle quali incrinata per rovinosa caduta a concerto ska veneziano quasi un anno prima e mai curata. (Ah, e' questa la moda dei giovani: non starebbero meglio due belle toppe di velluto? Non c'entra la moda, nonna: sono jeans vecchi e si sono strappati per conto loro. A un concerto ska veneziano).
Cammina spedito verso la vespa, canticchiando asimmetrico la musichetta dei De Glaen che dice: Dimmi tu dimmi tu qual e' la direzione da prendere/dimmi tu dimmi tu qual e' la direzione da scegliere nel vuoto/dimmelo tu che sai quello che fai., e per giunta si finge di suonare un cinque corde immaginario di colore sobrio come grigio antracite.
E una mattinata sobria, grigia antracite, modello gira fra i ceppi accesi lo spiedo scoppiettando, la vespa attende mansueta che padron Ermanno la liberi dalla catena e le impartisca le direttive per la mattinata.


Al sig. Claypool Ermanno,
PRESIDENTE DELLA PRO LOCO DI GRANAGLIONE Bologna 5 11 1995

Volevo fornirle alcune precisazioni sull'intossicazione alimentare di cui cono state vittime diverse persone che hanno consumato il pasto domenica 29 ottobre 1995 alla Pro-Loco di Granaglione a base di funghi (impiegati per condire penne e polenta).
Nel gruppo di amici e conoscenti che insieme o singolarmente ci siamo recati a Granaglione siamo stati colpiti in piu' di' venti, me compreso. con sintomi piu' o meno gravi, piu' o meno prolungati come le avra' riferito il sig. Mellini del dopolavoro FF-SS. (a seconda della quantita' consumata).
Affinche' lei possa svolgere accurate indagini per accertare la gravita' e la natura dell'evento le fornisco alcune indicazioni:
-non sono indiziati ne' acqua ne' il vino nuovo ne' in farina di castagne in quanto non tutti ne hanno fatto uso;
-non sembrano sintomi da infezione batterica (non ci sono state alterazioni di temperatura); -sono stati colpiti solo i primi a essere serviti al banco, gli altri serviti all'interno molto piu' tardi sono passati indenni;
La conclusione che si puo' trarre e' la seguente:
SONO STATI I FUNGHI CONTENUTI NELLA PRIMA (O PRIME) PENTOLA.
Lascio a lei la cura di accertare come e perche' questi funghi erano tossici o se sono stati mal conservati o cotti in pentole di materiale non idoneo.
Pregherei di tenermi informato. Con l'occasione porgo saluti a lei, alla di lei pregiatissima signora e per conoscenza alla famiglia tutta.

VERATTI VALERIO
VIA PORRETTANA N. 35 40135 BOLOGNA



Un curioso caso di omonimia rischia di deturpare ulteriormente la gia' grama esistenza di Ermanno: il fatto di portare lo stesso nome del presidente di una pro-loco indagato per la tengentopoli dei porcini avrebbe potuto trascinarlo in gattabuia. Il pensiero lo inquieta non poco e si sente un po' kafka un po pulcinella mentre smanetta allegro tra terza quarta marcia per la via Santo Stefano ripensando al messaggio erroneamente capitatogli nella buca della posta.
La burrella all'insalata scende opulenta e nonchalant; il caffe doppio libera lo spirito dalla pastosita' della notte. Ora che ha fatto colazione, come puo' impiegare le lunghe ore che lo separano dal riposo notturno?
Il fatto e' che per sette settimane Staranno Claypool e assolto da qualunque incombenza, e si tiene occupato nei modi piu' svariati: essenzialmente, porta a spasso la vespetta, si sposta da una casa all'altra a cercare vestiti e oggetti smarriti in piu' appartamenti sconclusionatamente eletti ad abitazione, telefona e riceve telefonate, si e' perfino - inaudito! - lanciato nell'organizzazione di una festa per il proprio compleanno. Ermanno Claipool, colpevole di aver marcato una hit libraria con l'opera prima John Fashanu E' Fuori Di Brutto, romanzetto giovanile sugli amori bolognesi di una vergine e di un punk da parrocchia, vive con angoscia cieca & impotente & biliare le sette settimane di lavorazione dell'omonimo film. Che una batteria di tecnici romani e non solo e' venuta a girare nella sua citta' natale e petroniana.
Per sette per sette quarantanove giorni Ermanno Claypool e' condannato a essere un buffone inutile, originale svuotato di se stesso: per sette per sette quarantanove giorni di lavorazione cinematografica Ermanno Claypool viene interpretato dall'attor giovane e gentile Etienne A. Corso. Nel sentire comune Corso, e questo Ermanno lo sente con dolore paralizzante, sta diventando il vero Claypool, e per finzione professionale fa ridere e piangere per le comicita' e le tristezze di Ermanno, lascia straniti colle Ermanno's burlesche. Gli amici non riconoscono piu' il gran Ermanno, creditori e debitori si rivolgono oramai a Corso, le ragazzine mandano le lettere in cui dicono di volersi specchiare negli occhi e sentire brividi lungo le schiene magrine e bahahahah. Forse l'amata nonna di Ermanno preparera' le tagliatelle con la pancetta solo per Etienne, d'ora in poi. Forse e' con Etienne che sogna di giocare a briscola e rubamazzino. Forse anche i baci e i rumori d'amore non sono piu' per...
Etienne A. Corso, d'altronde, e' attore recitativo per mestiere, questo Ermanno ce l'ha ben chiaro, e nulla gli si puo' rimproverare.
Ma si, e' quello che parla buffo nella pubblicita' di

Senza piu' anima, sostentandosi coi diritti d'autore John Fashanu E Fuori Di Brutto come un personaggio di Chiedi Alla Polvere, Ermanno Claypool vaga pipistrello per la citta' che e' stata sua fin dall'infanza, muove passi improvvisamente incerti in una nebbia autunnale che prelude unicamente al dissolvimento definitivo: tra poco, forse alla quarta o quinta settimana di lavorazione, i produttori gli tenderanno i tranello e gli aspireranno via anche l'afnima, per farla provare a Corso per sette per sette quarantanove giorni di lavorazione e poi abbandonarla in un deposito di cinecitta' tra elmi cartaginesi e lambrette ne reoaliste in disarmo. Si vede, Ermanno, a girare balengo sotto i portici come quel tale del bar Lydon che inghiotti' per scommessa una quantita' di trip e ne rimase scemo. Ormai non gli da' sollievo neanche la solita prolungatissima sosta alla Biblioteca D'Europa, prestigiosa infrastruttura con terrazza pedecollinare ove era solito darsi convegno con gli amici per parlare di fantacalcio, alcool, seni, soldi, scooter, fatti di giorno, penetrazioni, bologna fc 1909, alcool. Talora gli chiedono della versione cinematografica di John Fashanu E' Fuori Di Brutto, e l'unica cosa che ripete carillon e' che le riprese dureranno per sette per sette quarantanove giorni. Pur mancandogli una nutrita doppia cifra di esami fa la vita del quasi laureato. Benche' possa concedersi svaghi e collaborazioni prestigiose con mensili e cantautori, l'anima concessa in affitto gli duole non poco.
Lei non e' piu' come una volta: egoista, scorbutica i sorrisi sono solo per Corso. Nessuno lo ama piu', e come potrebbe essere, d'altronde. La vespa lasciata al freddo per la notte piange prima di accendersi. Bere superalcolici la mattina presto lo lascia in uno stato di torpore boom boom permanente. Amici e parenti lo ignorano.
Ermanno Claypool la sa lunga sul mezzo showbizness in cui vivono i giovani autori, e quando accosta la canna del revolver alla tempia, sa che l'abbronzatura e' perfetta, la chioma elegantemente scomposta come piace ai nuovi paperini del punk tipo sedicenni fans dei Green Day. Sono loro il suo pubblico, e con questo ultimo colpo di scena sara' loro per sempre. Si vede gia' stampato sulle t-shirt dei ragazzini, la primavera ventura. Sorride amaramente per l'ultima volta, magnifico e irriverente nei panni della star giovanile semimaledetta. Accende a pieno volume Holidays in Cambodia dei Dead Kennedys remixata dagli Orb, controlla che la telecamera sia correttamente in funzione, e consegnandosi a imperitura memoria in super8, preme delicatamente il grilletto.
Si accascia sul divano di peluche rosa, esanime.
Coll'estremo guizzo neuronale Ermanno Claypool pensa che i fotografi faranno a spintoni per