Slow Train Coming

Station to station

Capita di avere un romanzo fresco di stampa.
Capita che porti il nome di Tre Ragazzi Immaginari.
Capita che quando il libro e' uscito da poco l'autore vada in giro per librerie, biblioteche e aule magne a raccontare in tre quarti d'ora il suo incerto e vivace lavori'o di due anni.
Capitano confronti proficui e sinceri, in un'atmosfera mille miglia lontano dall'acre livore dei critici professionisti, i dottor Sotutto della contraerea che -per sicurezza- mitragliano qualunque oggetto volante che osi solcare i cieli bbblu nel panorama letterario.
Capita d'imparare i lineamenti inattesi di fanciulle che alzano politamente la mano e chiedono se il testo e' autobiografico, oppure quali sono i libri piu' interessanti letti negli ultimi tempi.
Capita di scambiare stoccate con intellettuali minorenni di provincia, portati al contenzioso ma in fondo ne' ciechi ne' sordi.
Capita di non avere la patente, e prediligere la vespa in ambiente urbano e le nuove Effe Esse come veicolo per le altre citta'.
Negli ultimi due mesi buona parte della mia vita si e' svolta tra banchine e postirstoro, tra bar tristanzuoli e alberghi d'ogni risma: son diventato giocoforza confidente del Pozzorario e amico dei controllori, aficionado dell'obliteratrice gialla e indigeno della seconda fumatori.
Ho imparato a destreggiarmi tra coincidenze e percorsi alternativi, ho imparato trucchi e tecniche per non essere disturbati una volta che avete trovato uno scompartimento tranquilo.
Ho appurato che la Milano Centrale -Venezia e' in realta' una razionalissima striscia di binari che unisce citta' celebri del Lombardo-Veneto: Milano -Brescia- Verona- Vicenza- Padova- Mestre- Venezia S.L. ( S.L. significa Santa Lucia, e non 'Sul Lido' come sosteneva Tony fresca matricola di Lingue Orientali).
Ho viaggiato sul notturno Padova-Bologna delle 23.59 in compagnia d'una simpatica psicologa fresca di divorzio e d'un catanese filosofo che viaggiava verso sud per consegnarsi in jail, come da disposizione della squadra catturandi, e nonostante la prospettiva non proprio esaltante aveva regolarmente acquistato il biglietto.
Quando posso viaggio in intercity -a Roma ci vado addirittura in pendolino, seduto a ronfare tra le semicelebrita' e i teppisti del gsm, quelli che s'isterizzano perche' "nun c'e' campo" o la batteria "c'ha solo du' tacche"- ma so riconoscere la poesia degli espressi, e personalmente do' di testa per lo schitarramento underground degli interregionali.
Voglio dire, sui treni veloci non c'e' vero attaccamento al fluire del tempo: lo vogliono mozzare, il tempo, stirare e distorcere a piacimento. Sugli intercity e sui pendolini si bestemmia per un ritardo di cinque minuti, e appena la locomotiva entra di naso in stazione, ci si alza tutti in piedi bardati come samurai e si strepita "dai Nando, portiamoci in testa, che' senno' il taxi ce lo fregano". Sui convogli meno pretenziosi, invece, e' tutto un altro andazzo.
Non voglio tediarvi con tesi materialiste, non m'arrabattero' a spiegare che sui treni locali viaggia il popolo e sugli ETR invece si muovono i signori, che' non e' questo il punto.
La differenza, a mio revocabile avviso, e' che sugli ETR domina l'ansia, sugli interregionali invece una sonnolenza che mi e' cara e il bravo rispetto degli orari umani: quando ancora e' buio incontri gli studenti piu' avventurosi, verso le sette o lo otto le legioni dei pendolari diretti in citta', a ora di pranzo i teorici del part time che tornano a casa, il pomeriggio un po' tutti e di notte gli audaci scorridori della provincia, i paladini senza patente che confidano sistematicamente nel Mirandola-Crevalcore per andare a trovar la ragassa, o nel Desenzano-Peschiera per far ritorno in caserma prima del contrappello.