Intervista per La Sicilia - 28 Agosto 2003

Ha mai scritto da ragazzo poesie?

EB No, però scrivevo i testi delle canzoni che suonavo con il mio gruppo. Liriche in italiano e basic-english. Fu una stagione breve e inebriante nella quale ci chiamavamo Le Anatre di Central Park, e come quei cari pennuti durante l'inverno, ce ne stavamo rintanati. Sale prove e cantine erano il nostro regno. L'unica volta che ho suonato davanti a un pubblico fu in occasione del concerto della scuola. Per l'occasione il chitarrista John mi aveva rasato metà testa, come a un personaggio di Cechov, ma se pensate che altri strumentisti indossavano kimono e stivali di peluche, non andavo neanche così male.

Quali fumetti leggeva da bambino? E quale genere di romanzi?

EB. All'epoca dell'asilo e delle elementari leggevo in modo regolare Il Corriere dei Piccoli, con le storie di Pimpa, Stefi e evergreen come Bibì e Bibò o il signor Bonaventura. Altre grandi passioni furono Asterix, i Peanuts e le strisce di Mafalda. Più tardi Valentina e i classici dell'erotismo disegnati da Crepax, la saga di Corto Maltese e la scoperta del grande Pazienza.Con le tavole di Pentothal siamo alle soglie dell'età adulta.
Per quanto riguarda i romanzi, prediligevo le storie di avventura: Salgari, Verne, Jack London, ma anche peripezie urbane come 'Sussi e Biribissi' di Collodi nipote, o classici della guerriglia: i Ragazzi della via Pal, la Guerra dei bottoni.
Una collana preziosa era quella dell'Einaudi dedicata alla scuola media: mia madre era insegnante, e in casa si trovavano meraviglie del calibro di 'Ragazzo Negro' di Richard Wright, 'Il buio oltre la siepe', i testi di Malcolm X.

A scuola preferiva l'ora di storia o di italiano?

EB. Oh, senz'altro quella di storia. Lì c'era il contatto vero con gente straordinaria. Milziade. Temistocle. Leonida. Gli imperatori e i pascià. Che facce avevano e attraverso quali guadi avevano incitato le armate. A tratti, potevi sentire rombare i colpi di cannone attraverso la notte di pianure sconfinate. Durante l'ora di italiano, invece, non si facevano che incontrare intermediari e spiriti minori. La magia di Dante spiegata dall'esimio professor Caio. Tizio e Sempronio decrittano il segreto significato dello Stilnovismo. I veri Alighieri e Petrarca e gli altri della cricca se ne stavano isolati, lontani dal pubblico come rockstar blindate, per precauzione, nella suite di un albergo inaccessibile.

Che voto aveva in media nel tema in classe?

EB. Alle medie, ottimo. Al liceo incappai in una insegnante di italiano -la chiameremo qui signora Ciuncoli- che aveva in avversione i maschi, in quanto potenziali contaminatori dei fiorellini compagne di classe. Era questa donna sempre vestita in beige o nocciola, e le sue oneste forme regnavano sbiadite oltre l'altare della cattedra. Se eri un maschio, con la Ciuncoli nei temi non potevi varcare la barriera psicologica del 6 e mezzo. Se le inventava tutte, se eri un maschio. Ti segnava in blu i neologismi e contestava l'impiego abusivo del punto a capo. Era un caso di discriminazione al contrario, se contate che in classe eravamo sette maschi e venti fiorellini, vi renderete conto che la faccenda assumeva contorni da apartheid. Come tutti, ho scritto il mio ultimo tema in occasione dell'esame di maturità, e di quella prova ricordo solo l'atmosfera surriscaldata, un velo bianco di ottundimento intorno alle orecchie e l'impegno da maratoneta per trasferire il testo in bella copia.

Lei ha avuto frequentazioni musicali e ha fatto contaminazioni. Se ricominciasse preferirebbe diventare un cantautore famoso?

EB. Trovo che essere scrittore sia già abbastanza fico, e rispetto al cantautore non devi neppure fare la fatica di metterti in mostra.

In una sala si tiene il concerto pop di un cantautore a lei caro e in un'altra vicina si svolge una conferenza con uno scrittore che ama. Dove va?

EB. Credo di avere seguito, fino ad oggi, una ventina di conferenze e forse duecento concerti pop. Ma di certo in futuro preferirò sedere sulla comoda poltroncina d'un cinema-teatro per assistere alla presentazione di un importante romanzo italiano o straniero, magari brasiliano. Ci sarà da spellarsi le mani dagli applausi e, in un certo senso, non vedo l'ora di lasciarmi dietro le spalle le fumose sale sotterranee dei centri sociali, i palchi all'aperto, le trecce rasta e le creste da mohicano tenute su con il sapone di Marsiglia, la possibilità di parlare in modo sincero e i litri di birra bevuti senza trascurare un solo brindisi. Prima o poi, se la natura seguirà il suo corso, forse succederà. A vent'anni incendiari, a quaranta tutti pompieri, diceva il tale. Ci sono cambiamenti in agguato, lo senti dire anche dai parrucchieri unisex. Ma personalmente spero che il mondo delle poltroncine non si impossessi di me.

Preferisce leggerlo un libro o farselo leggere?

EB. Leggere ad alta voce mi aiuta a mantenere un maggior controllo sul testo, tanto nella sua manifestazione grafica quanto nel suo esplicarsi come suono. Però è sempre piacevole ascoltare un buon lettore, o una buona lettrice. Come nel canto, la voce fa la differenza.

Quando legge un libro è portato spontaneamente a correggerlo?

EB. Ci sono pagine che invocano l'elemosin delle correzioni ad ogni saltar di riga e testi lucidi e neri come i grandi mammiferi del mare. Giganti misteriosi che scorrono in tutta la loro possanza sotto i nostri occhi senza che noi, sbigottiti, osiamo elevare un suono che non sia di ammirazione.

Qual è il numero massimo di pagine che riesce a leggere in una volta?

EB. Quando prendevo il Plegine per studiare, anche un paio di volumi filati. Dal tramonto all'alba, cme gli zombie che si vedono al cinema. Ma era una benedizione illusoria, perché scordavo tutto il giorno dopo l'esame.

Ama di più leggere o rileggere?

EB. Leggere è sorprendente, il fatto di rileggere è un'abitudine connaturata a chi vive a stretto contatto con le parole. Qualcosa di più raro e complesso, io credo. La pratica del rileggere è la prima porta da aprire per provare a scrivere.

Fa il venditore di libri porta a porta. Quale genere preferisce trattare tra enciclopedie, romanzi, saggi e manuali scientifici?

EB. Queste domande a scelta multipla cominciano a mettermi in crisi. Amo le bibite e i gelati. Ascolto musica rock ma non solo. Sono un buon ragazzo, alla fine.

Le si offre di ascoltare una poesia, una barzelletta o un brano di narrativa? Cosa sceglie?

EB. Con la poesia, di solito, ce la si cava in fretta. Se invece la persona in questione minaccia di essere un narratore un minimo brillante, gradirei senz'altro ascoltare a bruciapelo una feroce, vertiginosa barzelletta. Ad esempio, quella del carabiniere geniale.

La chiudono in una stanza a pane e acqua. Riuscirebbe comunque a scrivere?

EB. Se posso barattare una razione di pane con una stecca di sigarette e un accendino, credo di sì. Con tutto il tempo che sentirei a mia disposizione, potrei finalmente cominciare la storia della mia famiglia. E' un progetto cui prima o poi vorrei porre mano. Il primo capitolo comincia durante un furioso temporale sulle creste dell'Appennino Tosco-Emiliano. E' una notte di aprile del 1613 quando il mio antenato Guidus De Brittiis nasce in una casupola a pochi passi dalla canonica di Castel di Casio

Sta scrivendo e una ragazza cui tiene le dice di andare da lei. Interrompe anche se è in vena?

Eb. Questi sono dilemmi da ragazzi. Io ho trovato la ragazza che m'interrompe con la giusta grazia e, seguendo le tradizioni degli antichi, con grandi festeggiamenti l'ho sposata.

Ha mai letto un libro di Brizzi?

EB. Solo per rush di pochi capitoli. E ogni volta mi sembra di leggere qualcosa di superato dagli eventi. Di solito mi fanno sorridere, in un modo o nell'altro, e mentre scorro le righe penso a tutti i libri che un tempo mi sarebbe piaciuto leggere.

Esprima un desiderio da scrittore.

EB. Il mio più grande desiderio è che la narrativa italiana conosca un nuovo momento fertile, dove la fertilità poggia sullo scambio, l'ascolto, il riconoscimento reciproco. Oggi vedo un giardino popolato da vecchi dispettosi e befane troppo suscettibili per addentrarsi sul serio nel labirinto del liguaggio. Mi interessano gli autori senza padrini e senza padroni, mi interessano le storie autentiche e la ricerca sulla lingua. Non credo che le ideologie politiche abbiano a che fare con il cuore autentico della disciplina, e quindi trovo inadatte e fuorvianti le critiche che piovono sui romanzi da destra, da sinistra e dalla prospettiva cattolica. Oggi più che mai servono compagni di strada disinteressati, autori che credono nella scrittura in quanto tale, e non come specchio, norma o randello raddrizzatorti.
E' inutile parlare di idee quando non si interrogano più le cose.
Quando ce ne convinceremo, sarà sempre troppo tardi.

Enrico Brizzi agosto 2003 per Stilos.