Tratto da "PANORAMA" del 2 Dicembre 1994

GIOVANI CONTRO/ BRIZZI



Dopo Jack Frusciante e' gia' un autore culto. E del movimento '94 dice....


USCIAMO DAL GRUPPO !

di MARCO GREGORETTI


Attaccata all'armadio c'e' una foto ritagliata da un giornale: Friedrich Nietzsche, il suo idolo. Sugli scaffali della libreria gli autori di culto: Elemire Zolla, Gerome David Salinger, Pier Vittorio tondelli, Andrea De Carlo. Sullo schermo di uno dei quattro computer di casa, quello sistemato nell'angolo della scrivania, compare un elenco, forse scaletta di un libro, di un programma tv o, magari, di un film: Luca Barbareschi contro i fenici, Luca Barbareschi contro il Tangentone, Luca Barbareschi contro i transessuali... Nella sua cameretta, in una palazzina un po' periferica di Bologna dove vive con i genitori, Enrico Brizzi ripete che non vuole saperne di essere etichettato come una bandiera letteraria delle inquietudini giovanili. "Io ho smesso di essere teen-ager quattro giorni fa, quando ho compiuto 20 anni" puntualizza Brizzi. "un concetto che mi faro' tatuare addosso con i caratteri dei graffiti."
Eppure il suo libro Jack Frusciante e' uscito dal gruppo passa di mano in mano proprio nei licei occupati. Per gli adolescenti della Bologna-laboratorio, oggi timidamente arrabbiati con il governo, Jack Frusciante di Brizzi e' la risposta liceale al Compleanno dell'Iguana che Silvia Ballestra, altro fenomeno bolognese, ambiento' cinque anni fa al Dams dove adesso Brizzi studia scienza della comunicazione. Cosi', anche se l'autore dice che "si tratta di una storia vecchia perche' e' successa due anni fa e tutto e' cambiato" ha gia' venduto 15 mila copie ed e' in ristampa. E non importa che "soltanto un vecchio professore di greco di 70 anni puo' ritenerlo un libro per i giovani". I "morbidi trasnazionali" dello scientifico Copernico, i duri dell'istituto tecnico Aldini - Valeriani, gli opposti estremisti del commerciale Rosa Luxemburg si divertono con quel linguaggio un po' giovanilistico e un po' inventato (vedere riquadro). E si dichiarano trasversalmente interessati alla struggente storia d'amore tra il roccioso Alex e la platonica Adelaide-Aidi. Anche perche' e' tutto vero: Alex e' il giovane autore, la sua mitica bicicletta esiste davvero ed e' in cantina nonostante i condomini gli lascino biglietti minatori affinche' la sposti. Anche Aidi esiste, abita proprio poco distante da Porta San Mamolo e sulla colonna di un muro di cinta ancora resiste il graffito che inneggia a lei. E soprattutto sullo sfondo del romanzo c'e' una scuola: il liceo classico Galvani, quello della Bologna bene, quello frequentato fino a due anni fa dallo stesso Brizzi.
Oggi al Galvani, ribattezzato Caimani prima dal giornaletto scolastico Perle ai porci, poi dai protagonisti di Jack Frusciante, c'e' l'autogestione, una forma di contestazione pił soft dell'occupazione. "Il fatto e' che nessuno sta facendo una protesta radicale" dice Brizzi a Panorama. E insiste "Nessuno se la prende con la scuola cosi' com'e', dove ti resta impresso solo che Cartesio e' morto di gelo. Era cosi' anche due anni fa: arrivavano quelli della sinistra giovanile e toglievano la voce a tutti. Non mi va di farmi etichettare dietro uno striscione che si srotola. Io piu' o meno sono di sinistra, pero' ho amici di Alleanza Nazionale. E questo i miei amici di sinistra non lo capiscono."
Ma lui, collaboratore di cuore, a cui scappa parlando di se stesso la parola "genio", non si arrende. "Ho una cultura ampia e disordinata: Marx, Stirner. Ma anche Celine che era nazista. E adesso mi sto divorando un volume sulla pubblicita' del caffe' Lavazza e una raccolta di racconti erotici del seicento". Letture consumate tra lunghe passeggiate per la citta', come quella che sta facendo durante questa intervista, un "macchedonicos" (vino greco) all'Osteria dell'Orsa, una birra al Bar degli artisti e un'esibizione rock arrangiata in qualche spazio di parrocchia (da qui rock parrocchiale). E sempre con sottofondi musicali reali o virtuali. Ci sono i Pogues che "suonano il folk con spirito punk". C'e' il chitarrista Jack frusciante, naturalmente, che quattro anni fa abbandono' i Red Hot Chili Peppers. E' in arrivo il suo primo disco da solo. La foto di Frusciante in camera di Brizzi e' appoggiata vicino a un fax complimentoso di Andrea DeCarlo. "Ma le mie band preferite sono gli Who e i Rolling Stones. I primi si sono sciolti negli anni Ottanta. Gli altri avrebbero fatto bene ad imitarli." Gia', gli Who sono usciti dal gruppo tutti insieme, i Rolling no. E questo e' deludente per un "anarchico, buddista, individualista e nicciano". Perche' lui ha gia' capito che distinguendosi si continua a stupire. Fino alle conseguenze, verbali e romanzesche, estreme. Fino ad ammettere di "avere degli attacchi autodistruttivi incontrollabili". E, tanto per rifarsi a qualche citazione gradita ai giovani: "Anch'io come i surfisti rapinatori di Point Break non voglio arrivare a trent'anni. Meglio morire prima. Che so: a 170 chilometri orari in autostrada (quanti incidenti ho avuto con i miei amici. Guidavano loro, io non ho la patente!). Oppure buttandosi dentro il corpo qualche cose... E qui non voglio parlare di me". La scarpinata fin sotto casa di Aidi e' finita. Bisogna tornare in centro. Il giovane scrittore anarchico e maledetto vuole andare a casa di nonna Pina.




Cosi' parlo' la Carlotta

Che linguaggio usano i ragazzi di Jack Frusciante? Enrico Brizzi ha tradotto per Panorama le parole chiave.

Sbisciate: Pettegolezzi crudeli.
Carlotta: Fighetta insulsa.
Fatturioni: Chi si fa e lo ostenta.
Pogare: Quando ai concerti si salta uno contro l'altro, spalla contro spalla.
Caravaggione: 100 mila lire