Musica! allegato di Repubblica– 19/6/2003


VIA DELLE BOMBE

C'è a Bologna la via Porrettana, antica strada maestra che, risalendo la valle del fiume Reno, da Bologna conduce in Toscana.
E' questa via Porrettana il prolungamento della via Saragozza, e limite fra le due è il grande arco del Meloncello, eretto nel punto ove il lungo portico che mena al santuario di San Luca scavalca la strada per attaccare il fianco del colle.
L'arco, restaurato in tempi recenti, costituisce dai tempi dei padri un evidente cesura fra la parte più urbanizzata e ricca del quartiere e quella ancora periferica e popolare. Quanti abbiano la ventura di essere cresciuti fuori-dal-Meloncello, in via Porrettana o nel reticolo di stradette che si incrociano all'ombra del grande catino color mattone dello stadio, ben ricordano come il quartiere, nel 1982, non fosse esattamente il quartiere che si vede adesso.
Nello spazio sul quale i giostrai si guadagnavano da vivere con la pista degli autoscontri sorgono oggi le rampe d'accesso al parcheggio sotterraneo dello stadio; una banca ha restaurato la vecchia stazione di posta delle diligenze e ne occupa i locali; scivoli e giostre di un asilo sorgono sul bonificato terrain vague alla destra di via Volontari della Libertà, dove per forse vent'anni è rimasto parcheggiato, intrappolato vieppiù dal paziente lavoro delle erbacce, un misterioso rimorchio da camion sulla cui fiancata sbiadiva la figura d'un pistolero dei fumetti sormontata dalla scritta Gelati Eldorado.
Quella che ieri era periferia, per un mistero ancora irrisolto, oggi è mezza periferia.
Il mistero sta nel fatto che la città si ingrandisce mentre gli abitanti non fanno che diminuire, e pure questa visione, degna di Lovecraft, di un organismo che aumenta di dimensioni nel momento stesso in cui perde vita non impedisce agli abitanti del quartiere di dormire sonni tranquilli.
Non c'è un pub degno di questo nome, in questa parte del quartiere, né locali notturni, ma pizzerie e gelaterie in quantità, e poco oltre la prima pizzeria sulla destra di via Porrettana, che porta il nome di Marechiaro ed appartiene a una famiglia di amici, si apre una strada senza nome lunga forse trecento passi.
La strada senza nome, che i ragazzi della zona conoscono come 'via delle Bombe', originando dalla via Porrettana va a morire contro l'alta recinzione dello stadio, e se chiedete in giro vi diranno che il giovane Vasco Rossi, quando ancora non era il Blasco, abitava proprio lì.
E' in via delle Bombe, in un finesettimana di canicola opprimente in cui mancavano i soldi per spingersi a Rimini, che è nato l'inno reggae di 'Voglio andare al mare'. E' stato Vasco a raccontarmelo, e mi ha raccontato molte altre cose sul quartiere e le sue donne, e il vecchio Massimo Riva, che a quest'ora è in Cielo, sorrideva e raccontava anche lui di come erano i tempi in cui insieme a Vasco dovevano tenere in ordine un monolocale.
Alla pizzeria Marechiaro se lo ricordano ancora, il giovane Vasco Rossi, cantautore semi-esordiente e cliente affezionato. Ci fu una stagione in cui i camerieri gli portavano i bloc-notes da riempire di autografi, poi il giovane Vasco diventò quello di 'Vita spericolata'. Diventò un uomo ricco che poteva pagarsi una casa più grande. Uscì dal quartiere, e ne uscì alla grande.
Leggevamo di lui sui giornali, e imparammo che aveva ammiratori ovunque.
E poi uscivano i dischi, e nei dischi c'era roba mai sentita prima, canzoni che puntavano dritta la vena del migliore cantautorismo italiano e con rabbia, una traccia dopo l'altra, abbassavano lo stantuffo.
All'improvviso non esistevano più Cocciante e Branduardi, né Baglioni, né nessun altro.
Persino mio padre, vecchio affezionato dell'Equipe 84, ascoltando brani come 'Deviazioni' o 'Portatemi Dio', con un sorriso ammetteva che quel Vasco Rossi era proprio un drago.
E mio padre neppure lo sapeva, che il drago di cui parlava aveva vissuto gli anni seminali e formativi nel cuore del quartiere.

© Enrico Brizzi 2003



pagina principale