Tratto da "Il Manifesto" del 20 Marzo 1997



Brizzi, reading al popolo

di ALBERTO PICCININI - inviato a Modena


Periferia di Modena, casa del popolo. Fuori puzza di Padania e il fantasma di Tondelli, dentro ambient-jungle. Enrico Brizzi, rocker dalla zeta mutante, legge il suo "Bastogne"

FINISCE cosi'.
Ripetuto piu' volte proprio come un vero finale, con la voce di Enrico Brizzi che gioca a imitare quella dannata e fanfarona delle rockstar, e percio' si fa ampiamente modificare dal microfono, ma non dimentica ne' la "z" mutante delle ghenghe di queste parti, e certo neppure gli imbarazzi fonici dei "reading" da giovane scrittore. Perche' queste sono le domande (e le inflessioni) che fanno la letteratura very young e very angry.

Come Alex di Arancia Meccanica, il cui ritornello era, similmente, "E allora che si fa, eh?". Giustificando in quel modo ogni genere di efferatezza e rapina e stupro inventatissimi, va da se', per passare il tempo quando ci si e' stufati di dar quattro calci a un pallone, soltanto perche' qui da noi in provincia non c'e' mai niente da fare... E gia' che questa sera siamo a Modena, in periferia nella casa del popolo che fuori puzza di pianura padana e dentro invece e' tutta ambient-jungle, dunque convivono felicemente come solo qui e' possibile i graffiti sui muri e il cippo al partigiano Lupo di cemento sovietico, certi dialoghi transgenerazionali sulla propria condizioni di vita presente si tingono di un nonsocche' di solenne. "Ma benedetti ragazzi c'e' la biblioteca, la mediateca e la paninoteca con Internet, cosa volete di piu'?".

Alla discoteca Snoopy, giu' in citta', Vasco Rossi esordi' come disk jockey. Alla birreria Kones (chissa' se e' rimasta ancora in piedi), Pier Vittorio Tondelli scrisse un suo struggente addio alla gioventu' guardando le ragazze far la fila al cesso per truccarsi e intanto domandarsi concitate "e allora che si fa, eh?". Al circolo Left, invece, Enrico Brizzi ci porta la Sub-booteo Experience, tutti in un furgone proprio come i gruppi rock emergenti. Snocciolando, lui, ogni mitologia portatile calcistica e rokkettara, e facendo a pugni prima con la mezza anima sua smagata del galletto damsiano (pulp), poi con l'altra mezza dell'ultra' del Bologna (superpulp) in servizio permanente effettivo. Atterrandole entrambe in una generosissima girandola di canne, casino, e tentativi di rimorchio di ragazzette fans occhibelli ("E allora, che si fa eh?").

Brizzi legge brandelli di Bastogne, il suo secondo efferato romanzo. I dialoghi concitati, le sparatorie, ma soprattutto le pensierose e filosofiche rabbie dei tre eroi nizzardi Cousin Jerry, Ermanno e Raimundo colti - come si deve - sul limite disperato dell'adolescenza che se ne va e mai piu' ritornera', finiscono incorniciati dentro il funk-punk dei fiorentini De Glean (discendenti in linea piu' o meno diretta dai Red Hot Chilli Pepper di John Frusciante, dunque filologicamente correttissimi per l'occasione). Concessioni allo spettacolo artigianali ma divertenti, tipo le magliette da calciatore bianco-verdi con dietro scritto "Enrico do Booteo", e gli occhiali Arnett gialli del Brizzi medesimo (che tende un po' all'ingrasso mannaggia). Quoziente di madeleine altissimo (il Subbuteo!), ma anche mod e snob (mica il fantacalcio e neppure "tutti contro tutti e chi segna va in porta"). Insomma tutto molto dilettante, generoso, parrocchiale (ancora filologicamente correttissimo quindi).

Nello spettacolino dei Sub-Booteo, pero', si dovra' riconoscere bene l'anima cattiva dello scrittore giovane a partire dalla scelta di leggere il pezzo "controverso" di Bastogne, quello dei nazisti alla battaglia delle Ardenne: "Quella poesia disperata lanciata con i panzer... l'ultimo colpo di coda di uomini destinati a diventare i rifiuti della storia"; si apprezzera' poi la descrizione d'una battaglia ultra': "Io non dimentico l'emozione delle cariche dei questurini". E infine non mancheranno, come in ogni concerto rock da Springsteen in avanti, altre madeleine fondamentali per cogliere la successiva poetica escalation pulp: "Da cuccioli tiravamo i calci di rigore col pallone supertele". E poi: "C'e' stata, certo, una stagione in cui anche noi eravamo inutilmente felici per le scene facili che ci spuntavano attorno".

Visto da questa prospettiva, Bastogne e', scandalosamente addirittura, un romanzo al centro del dibattito. Ambientato in certi anni Ottanta che farebbero gia' tranquillamente una loro Anima mia di chincaglierie e karaoke (Vamos a la playa dei Righeira, Mongoloid dei Devo), ma senza smancerie e salottini e fabifazio pero'. Tutta una nostalgia teppista e ultra' e cattivista, invece, e con tanta di quella letteratura dietro - anche da queste parti c'era Antonio Delfini al Caffe' Nazionale di Modena, poco meno che ventenne e gia' futurista e rissaiolo. E una fissa per il calcio allo stadio, da ghenga di quartiere only for boys che non crescono mai.

La meta' anima buona del giovane scrittore bolognese, di recente, ha composto sull'argomento un racconto per bambini: Paco il piu' forte di tutti. E sarebbe la storiella di un aspirante campioncino poverissimo ma bravissimo e poi fortunatissimo nonostante qualche peripezia, ma ambientata in un Uruguay che per Brizzi e' quasi come dire a Nizza, e poi alla fine si capisce che assomiglia a un cartoon giapponese e tutto torna a posto. Buffa, allora, la piccola processione di fans che arrivano dopo il concerto, certe studentesse adoranti vengono a sottoporre tutt'al piu' fanzine universitarie (altroche'). Ma ancora piu' buffo il tipo che dopo due considerazioni di circostanza sulla differenza tra Jack Frusciante e Bastogne, sfida Brizzi a Subbuteo e ne strappa finalmente l'incondizionata ammirazione.