Tratto da "Il Manifesto" del 6 Aprile 1996



JACK FRUSCIANTE E' TORNATO NEL GRUPPO

di CRISTINA PICCINO



JACK FRUSCIANTE, chi era costui? Per la cronaca il bassista dei Red Hot Chili Peppers che a un certo punto decise di mollare tutto. Attualmente quasi una metafora, la versione anni '90 delle ormai mitiche anitre di Holden nel laghetto di Central Park. E Jack Frusciante è uscito dal gruppo, romanzo del maudit (così dicono di lui) Enrico Brizzi, quasi 200.000 copie vendute, è diventato subito un "caso". Chi lo ha letto sa che di Frusciante non c'è quasi traccia. Piuttosto si parla di Alex, di Rocco, di Nardini, Hoge e Martino, ragazzini alle soglie del grande salto e ancora in piena tempesta ormonale.

Qui, nella forma del monologo interiore, c'è molto giovane Holden, ci sono le storie di campus americane - anche se stiamo al borghesissimo liceo Galvani di Bologna - le corse in bici e in Vespino, i Clash e la musica anni 70-80. C'è Frigidaire e la Bologna perduta del '77 coi suoi eroi morti "giovani e belli" - da Andrea Pazienza a Francesca Alinovi - troppo avanti per durare lì... Ci sono pure i genitori sessantottini che si sono svegliati accorgendosi di non essere più figli da un pezzo (i figli attuali gli dicono: Io ballo da sola).

Era difficilissimo pensarlo sullo schermo. Ma Jack Frusciante è diventato film segnando un altro esordio, quello di Enza Negroni, bolognese, esperienze di produzione (Il trasloco e Lupapa Ricky entrambi diretti da Renato De Maria) e di un lungo laboratorio di scrittura e invenzione al Pilastro (sempre con De Maria), purtroppo sospeso per mancanza di finanziamenti. Insomma occhio e cuore giusti di chi ha sempre lavorato coi giovanissimi, sapendo catturarne le potenzialità migliori (i risultati ottenuti dai ragazzi del Pilastro erano sorprendenti).

A firmare la sceneggiatura oltre alla regista c'era lo stesso Brizzi (sarà poi giusto che uno scrittore ripensi a qualcosa di sè in un'altra forma?), fotografia di Alessio Gelsini, produzione Brosfilm di Romano Cardarelli che è subentrata a Enzo Porcelli. Alex ha la faccia di Stefano Accorsi, già quasi una star per il superspot di Daniele Luchetti "Maxibon" e Violante Placido sarà la dolcissima Aidi, la ragazzina per cui "il nostro Alex" perde completamente la testa in un amore fatto di pomeriggi sui compiti, di corse in città, di chiacchiere sulle stelline in brodo e altri ricordi di infanzia.

Tutto questo nel film c'è e non c'è, ma si è sempre detto che il tradimento è l'unica chiave possibile per portare un libro sullo schermo. "Ci sono cose in fase di scrittura che abbiamo voluto modificare, la stagione in cui si svolge la storia ad esempio, oppure il fatto che sia raccontata dagli amici di Alex", dice Enza Negroni. Eppure... Eppure anche senza ascoltare le polemiche dei giorni scorsi (dichiarazioni di Brizzi contro la produzione e altro) c'è comunque una nota stonata. D'altra parte lo scontro produttori-registi è vecchio quanto la storia del cinema.

Locali sotterranei (il Link), tantissima musica curata da Umberto Palazzo (rocker di culto consigliato da Silvia Ballestra)... Le cose migliori stanno lì, dove esce fuori l'Enza Negroni dei video e del Pilastro, nelle scene collettive a scuola e coi ragazzini non professionisti (a cominciare da Rocco, Nardini, Hoge, il "gruppo" di Alex, semplicemente fantastici: sono Riccardo Pedrazzoli, Stefano Rivi, Stefano Sabatini) capaci di giocare con il gergo di Brizzi, ingolfati nei parka, con ciuffi e dreadlocks da fuoriclasse.

Poi c'è il resto. Per esempio Violante Placido (figlia di Michele). Cosa c'entra con Aidi, viene da chiedersi? E non è solo una questione di immagine, che un film "indipendente" deve essere l'unico a parlare di giovani, meglio se con una visualità sporca, sghemba, condita in salsa Mtv.
Il punto è la libertà di raccontare, e di interpretare una dimensione così sfuggente e complicata come è quella adolescenziale. Che le sue storie l'ha raccontate mille volte: suicidi, amori infranti, timidezze, e ognuna è nuova e magicamente diversa, e per questo viene fuori quando è semplice,senza la mediazione dell'adesso-voglio-parlare-di-giovani (pensando magari a chi vedrà il film).

Ci sono istanti in cui questo avviene in Jack Frusciante, in cui lo sguardo di Enza Negroni sa catturare emozionalità, bruciando i luoghi comuni. E c'è da sperare che la prossima volta ce la faccia da vera indipendente.