Thinking Heads & Bad Seeds

di E. Elwood Brizzi

La mattina dopo, 2 giugno, mi sveglio rintronato e penso che la sera precedente ho assistito al piu' bel concerto che mi sia mai capitato di vedere. Nick Cave & The Bad Seeds. Nick Cave, con quell'aria da trampoliere matto, instabile sulle gambe da Clint Eastwood, e i Bad Seeds all'apparenza una cover band di serie B tarantolata e in preda a visioni solo parzialmente riferibili.

Primo giugno 1994, un'ora e mezza prima che aprano i cancelli, una folla non propriamente variopinta si muove di fronte al Palalido, restituito ai fasti rock dopo anni di oblio.
Mi trovo, nelle inedite vesti di reporter, in compagnia di due quarantenni globali, che mi sembrano le persone piu' anziane in vista; avvicinarsi al Palalido rappresenta per loro un'emozione insostenibile e si lanciano in racconti tenerissimi e rock sulla loro teenage vissuta sulle note di signori quali Santana o i Rolling Stones. Il Palalido ne era appunto lo sfondo, e gli occhi quasi si velano di lacrime al ricordo.
Quello coi capelli corti e la barba e' Guido Harari, quella coi capelli lunghi e senza barba e' Letizia Harari.
E quelli con la maglietta nera, gli anfibi, i jeans strappati e i capelli a spinacio sono gli ultra' di Nick Cave, cantore maudit nomade tra Berlino, la nativa Australia, il Brasile e altri angoli del mondo in cui siano palpabili il contrasto, la tensione di vivere.
Alla domanda 'Quale e' l'ultimo concerto che avete visto?' rispondono quasi in coro Einstuerzende Neubauten e Diamanda Galas, ma anche Inspiral Carpets, Therapy?, Napalm Death, Bisca e Mau Mau. Tutto sommato sembra un pubblico piuttosto consapevole.
Si e' sempre sparato in ogni modo sui pubblici del rock, e sembra che con i recenti rivolgimenti sia molto di moda sparare sui giovani, e sulle loro manifestazioni di socialita', in genere. (Spazio aneddoto: nel 1965 l'85% dei cittadini statunitensi sopra i 35 anni riteneva che il taglio di capelli alla Beatles fosse da dichiarare illegale.) Visto che non sanno quello che fanno, meglio tutelarli. Come discorso fila anche, no? Se a questo si aggiunge che non e' mai morto il pregiudizio che associa artisti e gruppi genericamente trasgressivi (dai Led Zeppelin ai Litfiba) a messaggi ineffabilmente negativi, quando non apertamente demoniaci, vi renderete conto di come il pubblico di Nick Cave, erede ideale del pubblico degli Stones piu' che di quello dei Beatles, degli Zeppelin piu' che dei Creedence Clearwater e, why not?, dei Sex Pistols piu' che di Donna Summer, e' il bersaglio perfetto per le accuse piu' classiche: brutti, sporchi e cattivi (prima repubblica) ma ora (seconda repubblica) anche stupidi ed irrecuperabili.
O forse vedete una estetica della devianza, non dico nelle fila del governo, ma per lo meno tra gli opinion makers ? Ormai chi non ce l'ha fatta a entrare nei salotti, non importa quali salotti, ne restera' fuori per un bel po', e chi non mostra neanche di provare a forzare la porta e' triplamente colpevole. Come questi ragazzotti con le magliette degli Einstuerzende Neubauten (band culto berlinese in cui suona anche Blixa, il chitarrista di Nick Cave) o dei Joy Division, il cui cantante -sign o'the times- si e' suicidato davanti a una tv spenta.
Solo che.
Solo che questi ragazzi non mi sembrano ne' brutti, ne' sporchi ne' cattivi, quanto meno, non piu' della media dei miei coetanei. Beh, sulla mappa 'Streetstyles from 1940's to 1995' del grande etnometodologo giovanile Ted Polhemus -da andare a visitare ed adorare se passate per Londra- potrebbero essere classificati come punks, gotici, psychobillies (come quel gruppo di ragazzi in camicia a righe, occhiali neri e look alla Depeche Mode fine '80 che dichiarano di venire da Parma e Genova, 'dove si coniugano musica, soldi, sport e borghesia').
Ragazzi che vengono soprattutto da Milano, ma anche dalla provincia, dal Veneto o dal Trentino, magari per il loro primo concerto, come quella coppia buffa di teenagers di Trento, lui metallico e lei timida come una novizia delle orsoline.
Il fatto e' che, al di la' della quantita', peraltro prevedibile, di magliette nere, mi sembra che qui ci sia molta meno omologazione che in altri luoghi, come forse le discoteche e sicuramente molti uffici, fabbriche, redazioni od ospedali.
Mi ritrovo a parlare con un gruppo di ragazzi di Milano, studenti universitari e fans del vecchio Jack Daniel, appassionati di mitologia nordica e di scopone scientifico. Si passa con tranquillita' dalle attribuzioni di Hella, regina dell'inferno vikingo, alla situazione della musica in Italia, e in tutta sincerita' mi trovo a mio agio con questi ragazzi, mai visti prima di dieci minuti fa. Le dichiarazioni, espresse in forma di aforsima (la gioventu' italiana e' dominata subliminalmente dalla agenda Smemoranda e dal suo formato) non mancano: sulla musica: il dark come genere musicale non esiste. Sulla morte di Kobain: un grunger in meno. Sull'underground cittadino: Carnival of Fools e Tupelo. Il resto e' tutta cacca. Sulla responsabilita' delle rockstar: il fan non e' un pupazzo. Si puo' stimare una star, se ne puo' essere influenzati, ma se uno si uccide ascoltando death metal o aveva gia' gravi problemi di salute mentale, o lo fa deliberatamente, ma non certo plagiato dalla musica o dalle liriche. Sugli spazi che si frequentano: si spazia dai centri sociali (ma quelli del Leoncavallo se la tirano troppo col look pauperistico-militante che fa tendenza) ai luoghi piu' tradizionali come il Rolling Stone o il City Square. Sulla politica: merda, merda, merda. E le cose stanno solo peggiorando. La destra e' il fascismo, ma la sinistra non propone niente di valido.
Adesso davanti al Palalido arrivano anche t-shirt degli Who, teste quasi rasate, ma anche un pubblico meno pittoresco, 'regolari' in jeans e camicia e quarantacinquenni piuttosto ingessati col pargolo strafatto di endorfine all'idea di assistere al suo primo concerto.
Si passa a parlare del valore politico del rock, dell'eventuale carica sociale dei concerti live, e qui se ne sentono davvero di tutti i colori, da 'il dark e' solo di destra' a chi ricorda saggiamente come il vecchio Nick a Berlino stazioni in permanenza tra case occupate e locali di avanguardia a Kreuzberg. C'e' chi cita Marlon Brando ne 'Il Selvaggio' e tutta la cultura giovanile antagonista, chi sostiene (come non essere d'accordo) che il rock e' innanzitutto uno stile di vita, e poi passa a confonderti le idee una ragazza con la maglietta di Lenny Kravitz, che si professa di destra e spera 'che il concerto non abbia niente a che fare con la politica'.
Non mancano i disimpegnati, che vengono qui, 'per la musica e basta'. A Enzo basta che sia un bel concerto. Marco sostiene che l'unica cosa politica che lo infastidisce sono le trentamila lire del biglietto (in effetti...).
Carlo e Laura, seduti sul marciapiede, ricordano Ernesto Che Guevara, il primo con la maglietta e la seconda con una citazione 'Essere duri mantenendo intatta la propria tenerezza', e fanno notare come quasta frase si adatti all'arte da filo scoperto di Nick Cave, accessi di violenza isterica che fanno da contraltare a momenti di grande poesia.
Poi c'e' Demetrio, rocker 100%, stazza da buttafuori, tempie e nuca rasata con coda di cavallo e colorito da bevitore di vodka. C'e' anche chi non ascolta la radio ma si sceglie da solo la colonna sonora della propria vita. E lui di scelta ne ha parecchia, perche' passo una decina di minuti ad ascoltare l'elenco di tutti i concerti a cui ha assistito. 'Il piu' mitico? Quello dei Police; C'erano i Cramps come gruppo spalla, e noi non li volevamo ascoltare, siamo saliti sul palco e li abbiamo cacciati via per ascoltare i Police.'
Aprono i cancelli, incontro Benedetta, con una rosa in mano. 'E' per Nick Cave?' 'No, e' per Joe, il cantante dei Carnival of Fools, il gruppo spalla, e tu perche' lo vuoi sapere?' 'Sono di King' 'Ah, vi conosco; so gia' che scriverai che la rosa e' per Nick Cave'.
Okay, e' tempo che la verita' trionfi, finalmente: il pubblico di Nick Cave non era ne' brutto, ne' sporco, ne' cattivo. E soprattutto aveva delle idee. Non tutti le stesse idee, ma, per la miseria, non sara' mica questo il problema, no?
E la rosa di Benedetta non era per Nick Cave ma per Joe dei Carnival of Fools.