Il Mondo secondo Frusciante Jack

Il mondo secondo Frusciante Jack, e' un ottimo lavoro nato quasi per caso dall'incontro di Cristina Gaspodini ed Enrico Brizzi in Ancora, dove, la allora laureanda romana, si trovava per la stesura della sua tesi e quella dell'amica Alessia Maggioli. Grazie quindi a Massimo Canalini, il primo editore ad aver dato credito al giovane bolognese, Cristina Gaspodini ha l'occasione di intervistare Enrico Brizzi ed ecco sfornata una sintesi di tutti i discorsi, gli anedotti, le avventure che vennero incise su nastro in quei giorni d'estate.
Purtroppo, come spesso accade, questa autobiografia non autorizzata, come viene definita, esce tra il Marzo e l'Aprile del 1999 senza che ne nessuno si preoccupi piu' di tanto di avvisarci ed allora rimane un po' ai margini da cui, per quanto mi sia concesso, ho deciso di farla uscire perche' trovo che comunque questo cocktail del Brizzi pensiero, per certi versi a completare a "spiegare" per vari aspetti i romanzi di chi lo sappiamo gia'.
Una parte del lavoro fa emergere alcuni aspetti, le influenze e le sensazioni che spinsero Enrico Brizzi alla formazione di Jack Frusciante e Bastogne negli anni che ha impiegato per l'elaborazione, inoltre trovo di interesse le considerazioni e i ragionamenti conseguiti e partoriti dopo anni dall'uscita dei due libri; e' una specie di guardarsi indietro che Enrico compie con precisione, la solita ironia che lo contraddisgue e il pizzico di bolognesismi che non mancano mai.
Tutto il discorrere e' farcito di continuo da divertenti aneddoti che emergono ora dall'infazia, ora dal recente passato che accorciano la distanza tra l'intervistatrice e l'intervistato e riporta tutto il dialogo su binari meno formali, a tratti quasi confidenziali, e piu' piacevoli da leggere. Come resistere quando Enrico Brizzi confessa di aver quasi allagato un albergo in Spagna ?
La Gaspodini mi e' sembrata una buona intervistatrice, non ci sono le solite domande a cui sono abituato leggendo di Brizzi, aiutata anche credo dal molto tempo a disposizione e' riuscita a registrare su nastro dei pensieri che ritengo importanti, data anche la profondita' a cui si e' giunti. Non e' difficile infatti immaginarsi i due ragazzi seduti comodi la centro delle sere d'estate a discutere di tutto quello che un quarto di vita comprende, ma questa, e' un'altra storia. Per rendere grazie e onore al lavoro svolto ho scelto dei pezzi dell'intervista e i due incipit che la precedono, spero che saranno di vostro gradimento come lo sono stati per me e per chi volesse saperne di piu' trovate tutto e molto altro in Il Mondo secondo Frusciante Jack, PAO Transeuropa, a cura di Cristina Gaspodini, 1999.

ZiLe, Novembre 2000
Lei disse…

E' l'ultima settimana di luglio, quando, dopo numerose telefonate senza esito, la mia amica Alessia Maggioli e io - anche Alessia, proprio come me, laureanda in lettere - riusciamo a fissare un appuntamneto con Massimo Canalini presso la redazione anconetana di via Piave 32. La tesi di Alessia, e' stabilito, sul progetto under 25 che Pier Vittorio Tondelli curo', tra il 1985 e il 1990, per i tipi di Transeuropa. Io, e' stabilito, dovro' occuparmi, per la tesi che mi riguarda, della piccola editoria in Italia nel decennio 1986-1996, e il libro di Enrico Brizzi Jack Frusciante e' uscito dal gruppo, costituisce, di essa, uno snodo essenziale.
L'idea e' di poterlo incontrare, il ventiquattrenne Brizzi, e, se possibile, rivolgergli delle domande e portare a termine una breve intervista. In mezza giornata, mi rassicura Canalini, una volta che Enrico passera' ad Ancona, questa cosa che mi serve per la tesi sara' - cosi' mi vien detto - "fatalmente gia' nel paniere" in mezza giornata, due al massimo.
Al momento stabilito, secondo gli accordi, Alessia ed io prendiamo dunque da Roma un treno del mattino e raggiungiamo la, per noi favolosa, redazione di Transeuropa. L'ipotesi di massima, considerato che c'e' da prendere confidenza con l'archivio dell'editore, e' di trattenerci nel capoluogo marchigiano per forse cinque sei giorni.
Ebbene, a torno o a ragione, abusando della pazienza di chiunque, abbiamo trascorso nella piccola redazione di via Piave, cinquantanove entusiasmanti giorni.
E' stata un'esperienza. E il presente libretto - grazie soprattutto alla buona volonta' del mio quasi-coetaneo Brizzi - e' uno dei motivi non secondari di questo accanito e sorprendente trattenersi.
Cristina Gaspodini
Ancona, 26 Luglio 1998 - 29 Marzo 1999
Lui disse…

L'estate scorsa sono andato a trovare il mio vecchio editor, in Ancona. Erano molti mesi che non mi incontravo con Massimo Canalini, e avevo da leggergli un paio di cento carette del mio nuovo libro che, ancora non lo sapevo, si sarebbe intitolato Tre ragazzi immaginari.
La mia idea era quella di trattenermi per pochi giorni, non litigare con lui, e fra una lettura a voce alta e l'altra, far la spola con la casa del mio amico Tato, posta nell'incantevole e balneare citta' di Numana.
Ebbene, era il ventiquattro venticinque luglio, e con mia sorpresa salta fuori che sono in arrivo un paio di ragazze da Roma. Stanno portando le loro tesi di laurea, e una delle due - la cosa mi manda in brodo di giuggiole - avrebbe proprio bisogno d'intervistarmi, pare. Tipo come mi sono accostato alla scrittura; quali sono stati gli autori che m'hanno mostrato una direzione e quali le influenze "altre" rispetto alla narrativa; oppure, come son venuti in superficie determinati aspetti di Frusciante e Bastogne. Io non sono una persona che s'imbarazza di brutto a parlare in pubblico. Tuttavia, credo di sapere in che senso, quando parli davanti a degli sconosciuti - persone che non conosci d'ogni eta', intendo - finisci per distorcere un poco, quel che vuoi dire; per semplificarlo. Non sto dicendo, qui, di maschere indossate consapevolmente, ma del minimo di fatica e imbarazzo che puoi provare nel prendere la parola da un posto che non e' proprio il tuo.
In questo senso, una conversazione a due con una coetanea m'appariva un luogo, dove muoversi, adatto e propositivo.
Cosi', ho cominciato a raccontare senza troppi timori, e, subito il discorrere s'e' aperto, conviviale e free, come solo nelle serate migliori della buona stagione.
Questo libro nasce dunque dalle diverse sessioni di conversazioni che Cristina Gaspodini ha registrato, sbobinato, e, in un paio di partizioni o tre, rimontato.
Insieme, abbiamo parlato e parlato, prevalentemente di notte, per molte notti. Spesso, stupefatti, abbiamo visto, sopra il fitto del nostro discorrere, levarsi il giorno.
Mi fa un certo effetto, adesso, leggere l'essenziale di quelle parole in queste pagine scritte.
Ero fra cari amici, e quella del 1998 e' stata una bella estate.
Enrico Brizzi
…ed ora un assaggio…

[…]
"Quando scriverai un romanzo senza stigmatizzare le donne?"
"Se ti riferisci ai tipi femminili che compiono in Bastogne dove - e' vero - ci sono delle rappresentazioni stereotipiate, ti rispondo che personalmente non me le sono inventate tirando i dadi e componendo il profilo psicologico sulla base dei punteggi. Ne ho proprio viste e conosciute, di cosi'."
" Puo' darsi. Ma allora perche' i tanti stereotipi maschili che si vedono in giro entrano molto meno nel raggio di certe tue squisite riflessioni?"
"E' semplice. Perche', fin qui, non e' capitato."
"Ma insomma, allora perche' decidi di farlo solo con le donne?"
"Aspetta. Non e' che decidi. Sul genere: "Quali temi (o tipi) infilero' dentro l'impastatrice della narrazione?" Non e' cosi' che va. Si tratta invece di una domanda che piu' o meno potrebbe suonare: "Quali cose mi colpiscono, adesso? In questo periodo?" Ci penso un po' su, e poi provo a scriverne. E se in un determinato periodo sono le stronzaggini e le vacuita' di certe donne, a colpirti, secondo me devi scriverlo. Bastogne e' un romanzo, non e' qualcosa come "Adesso alle donne, pigliamo tutti i bastoni in mano, corriamo di la', e giu' gran mazzate…""
"Pensa soltanto l'idiozia: fra i soliti fraintendimenti e mille dolci sciocchezze, uno degli "argomenti" piu' gettonati rispetto ai due libbri't deu sotoscri'to sono stati: Jack Frusciante buono, Bastogne cattivo. Un secondo dopo puoi gia' cominciare a pensare: "Ah!, ma allora prima coscientemente era stato buono, o inconsapevolmente era stato buono, e adesso invece la medita e decide di essere cattivo…" Be', ma e' troppo rozzo! Proprio perche' son due romanzi, sbigottisco, che' eventualmente la contraddizione sarebbe se uno pubblica due saggi e il primo, poniamo, dice: "Bisogna essere gentili, dare, alla gente carezze sulle guance", e il secondo, vaffanculo: "No, no, tutto sbagliato! Bisogna proprio tirargli dei gran calci in schiena, alla gente!, delle gran mazze chiodate in testa… ""
"Sono delle storie. Vengono da suggestioni completamente diverse. Le ha piu' o meno vissute la stessa persona? Si', le ha piu' o meno vissute la stessa persona. A distanza di due anni l'una dall'altra, ma anche contemporaneamente. Cosa c'e' di strano? Chiunque viva fuori dai vapori della fermentazione dei cattivi discorsi o dalle redazioni di certi giornali puo' provarli sulla propria pelle, credi."
"E certi ti dicono: "Ah, no,no, che poi la gente si istiga…" Ma allora, scusa, se non capisci cosi' tanto un cazzo, a me dispiace, ma proprio non so cosa farci. Come quando t'accusano di cose che veramente non puoi negare, nel senso che non e' talmente li' la questione… "
"E' chiaro, e' molto facile, prendi le dieci righe che fanno al caso tuo e starnazzi: "Sentite cosa dice qua!, sentite cosa dice qua!" Invece le centosettanta pagine in mezzo le sentiamo un'altra volta, ma comunque non su questo giornale…. Si fa abbastanza in fretta, cosi'."
"E a parte questi, che secondo te ci metterebbero persino della malafede…"
"A parte questi, ne conosco tanti di giornalisti, e alcuni sono delle ottime persone. Altri, veramente, anche fuori dalla redazione sanno ragionare solo coi due mezzi parametri che son abituati a usare sul lavoro. E dopo spiegano la realta' - le perdite, le gioie, i lutti - con le povere due cose che hanno a disposizione. E appena succede qualcosa che sfugga alla complessissima rete argomentativa di cui dispongono - che sfugga come curvatura, o come categoria non ancora incasellata - un po' te lo dicevo anche ieri, ale'! una crisi. Schianta'ti dall'incomprensione con tutte le mille forme del disagio possibili. Ben sapendo, come tutti noi sappiamo, che la vita e' una cosa complicatissima. Bella, ma complicata. E dopo veramente s'ammalano sul lavoro come i minatori a cui la polvere di carbone restava dentro i polmoni, anche quando andavano a casa... s'a'malano di cinismo, sfiducia. Smettono di credere quasi a tutto, tranne al formidabile concetto che "Tutto e' uguale a tutto" e "Le cose si ripetono" e "La Natura Umana e' sempre stata cosi'…" Secondo questo modo di pensare alla vita per corsi e ricorsi, allora potremmo immergerci dentro lo stesso fiume per novecento volte e pero' l'acqua che ci bagna sarebbe sempre la stessa… con tutto che ci ho scritto giornalista, sulla carta d'identita'… che sarebbe un lavoro che una sua dignita', originariamente e come chiamata, l'avrebbe, no? E invece, avendo quasi sempre a che fare col vice del vice del costume, come redazione… Si magnan le frasi, scrivono delle stronzatemai viste, oppure ti arriva, per fare l'intervista in esclusiva prima che esca Bastogne la giornalista del quotidiano tal dei tali e mi prende per il culo per tutta l'intervista. E cazzo, per tutta l'intervista? E soprattutto, in che senso una persona che avra' secondo me piu' di trent'anni e scrive su uno dei quotidiani piu' autorevoli del Paese, viene a pendere per il culo uno cosi' piu' piccolo?"
"Spara."
"Che cosa."
"Spara dei nomi."
"Nomi di giornalisti?"
"Giornalisti, critici…"
"Curzio Maltese e' un giornalista che mi piace molto. Fra i giovani Andrea Carraro e' uno che si spende. E anche Guglielmi, e' uno che si spende. Poi puoi dire che non sei sempre d'accordo, pero' e' vero che spende il suo nome, anche per aiutare gente che ha dei meriti e non ce la fa. Ma non dico questo per sottolineare che uno non ce la fa e Guglielmi lo salva, quanto piuttosto per sottolineare che e' un peccato enorme vedere gente in gamba che scrive bei libri e non ottiene niente, circondata dal silenzio, perche' sui giornali non ci sono piu' gli spazi, o, che so, i grandi critici d'un tempo… Poi, io sono uno anche molto privilegiato, alla fine. Che ha raccolto anche per il lavoro degli altri, che' questo e' un sistema in cui veramente, come si comincia a capire scorrendo le classifiche dei best-seller da qualche anno in qua, o anche solo guardando determinati cataloghi di case editrici,il primo classificato vende, tre milioni di copie e resta in classifica duecento anni, il secondo vende ancora un casino di copie e resta in classifica settant'anni, il terzo vince un set di coltelli e il quarto piazzato loo si deve direttamente licenziare perche' gia' non vende piu' niente. Dal quarto in poi facci caso, non si vede piu' nessuno. A seguire, per una migliore comprensione dell'inquietante fenomeno, la spiegazione, giustamente preoccupata o semi-rassicurante, del sociologo di turno. La societa' di massa. Gli immaginari collettivi. Le inchieste tv… Ma di cosa parliamo. Dov'e' che andiamo. E dove ci presentiamo, messi cosi'… Un giorno sei la giovane scrittriceche vince un concorso e vendi settecentomila copie col tuo romanzo d'esordio, fai il secondo libro e ne vendi dieci volte meno, il terzo non se lo fila proprio nessuno e col quarto dici a tutti buonanotte e ciao. Ce l'avra' un nome, questa cosa?"

[…]
"…Stiamo cascano dal sonno, vero?"
"No perche'?"
"Intanto, perche' determinate occhiaie, alle volte, parlano per noi e valgono piu' di diecimila discorsi, e poi perche', con consapevole snobismo, hai intenzionalmente glissato sulla questione dell'hotel a Barcellona. Io ho allagato un hotel, a Barcellona. D'accordo che non sono Hemingway, ma una domanda su un fatto di questa rilevanza… Ehi, sveglia, ho allagato un hotel, a Barcellona! Possibile non t'interessi?"
"Ma certo che m'interessa… Che discorsi… Ah, prima ha telefonato Alessia. Dice che ti saluta e voleva sapere come vanno le cose. Domattina torna indietro da Milano prestissimo e sara' qui in stazione per le undici. La vado a prendere io, perche' Massimo non ha la macchina."
"D'accordo. Sono contento che torna, e non vedo l'ora di mangiare, ancora una volta in vostra compagnia, quei tagliolini di Campofilone buonissimi coi gamberi e il curry. Festeggieremo il suo ritorno insieme, te lo prometto, ma io ho allagato un hotel, a Barcellona. Ho corso dei rischi, avrei potuto morire! , e di sicuro non lo dico per rendermi interessante…"
"Accidenti, si'…"
"No perche' dopo non lamentiamoci, quando saro' lontano, in viaggio, lontano da qui, se in questa cavolo di storia mancano degli episodi cruciali."
"Hai ragionissima. Come al solito. Raccontami, ti scongiuro, questo episodio cruciale."
"Ebbene, eravamo stati a Gerona in gita con la signorina Satlow - piu' che un'addetta Baldini & Castoldi per i diritti esteri, la grazia femminile in tailleur fatta persona. Americana, lei. Ah!, se solo avessi avuto dieci-quindici anni di piu'!… Comunque, anche lei ospite di Anagrama, la casa editrice spagnola che fortissimamente aveva voluto il mio libro pubblicato la', con me che, a ripensarci, ogni volta mi stimo di brutto quando rivedo l'edizione del Jack in spagnuolo, e poi quella proprio in catalano, e mi dico "Vai!" In neolatino! Sembra ladino, la lingua che parlano sulle Dolomiti… "
"Ah, la Spagna!… Posti meravigliosi, gente magnifica, ma purtroppo non hanno… sai quella piccola feritoia nelle vasche da bagno, che se l'acqua sale troppo, la feritoia la risucchia?… Allora sono li' che mancano una due ore alla cena, e io, come l'orso Martino, decido di farmi un bagno e, contemporaneamente, fabbricarmi una sigaretta delle mie. Gia' ci avevo gli occhi a mezz'asta, che' la gita a Gerona - sembra una cazzata? - e invece alla fine m'aveva proprio sfiancato. "Mi faccio un bel bagno", dico, "cosi' per l'ora di cena sono di nuovo in forze e posso continuare a pavoneggiarmi in giro in questa magnifica notte spagnuola…" "Facciamo riempir bene questa vasca", mi dico anche, aprendo energicamente i rubinetti, "e intanto che l'acqua scorre, sediamoci mezzo minuto sul letto e fabbrichiamoci la sigarettina.""
"Devi sempre tener presente che avevo questi enormi occhi a mezz'asta, e i polpacci che mi dolevano. Allora mi siedo, come Nabucodo'nosor, sul letto, la schiena poggiata alla testiera del letto, e tiro un primo sospirone e vedo il bianco delle cartine corte che balugina fra le dita. "Se riesco a metterci del tabacco in mezzo", mi dico, "e' quasi fatta…" Ci ho la testa che mi becca in avanti, ma io me ne frego, perche' tanto adesso mi fumo la sigarettina e poi fra meno d'un minuto sono in vasca… "adesso mi vado a fare il bagno", sento che mi dico… Segue un periodo piu' o meno lungo di tregua, di pace, per il nostro re di Babilonia che dopo la sfiancante gita a Gerona, contro ogni prudenza, con la struggente cartina Rizla ancora aperta fra le dita, ha chiuso tutte le saracinesche e, porca puttana, riposa. E poi, questi gran colpi, e queste grida, dal corridoio, in cerca di perche'. Subito mi rio', in mezzo a questo frenetico bussare, in mezzo alle grida "Señor!, señor!…""
"Insomma, mi llamano a la puerta! "I llaves de agua! Por el amor de Dios, señor! L'inundacio'n! l'inundacio'n!" "Señor!, señor!…". Era chiaro che volavano il mio culo. Allora non ci penso due volte, e per mascherare il danno butto dal letto questo plaid."
"Aho', il plaid affonda."
"Piu' che in piedi su un letto, ero a bordo d'una zattera. Allora non ci penso due volte, mi tuffo, e raggiungo a nuoto la porta. "Señor!, señor!…""
"Erano in due. Probabilmente pazzi da anni. Sudati. Frenetici. In comprensibile allarme. "I gemelli Pedroe Pedro", mi dico. "Questi vogliono il mio culo". Come nelle storie di Silvia Ballestra, avro' fatto centoventi milioni di danni avendo in tasca quattordicimila lire. "Señor!, señor!" "L'inundacio'n! l'inundacio'n!" Ripetuto questo, non ci pensano due volte, e con tutta l'acqua che dalla mia camera da letto adesso sciaguatta in corridoio, proprio vogliono accompagnarmi al piano di sotto. "Que pasa?" dico io. "Exscusar!, justificar!, disculpar!…" Mi tirano per un gomito. Paonazzi come nessuno. E io pure avro' avuto una faccia che sembravo un diavolo, immagino: "Dormido adormencido!, torpe prezoso!" "Cabro'n! Cagajo'n!" m'invitano loro per un gomito, giustamente determinati a mostrarmi i danni che ho fatto. "Avro' fatto centoventi milioni di danni!", penso io, assecondandoli. E non avevo capito che quella era gia' la punizione, e non affatto premessa a un conto milionario! Perche' i gemelli Pedro e Pedro erano assicurati, pensa!, e io ho dovuto solo mostrarmi enormemente contrito a vadere le catinellate che cadevano giu' dai varchi tondi delle lampade."
"Col rischio di cortocircuiti."
"Si', si'! Uno spettacolo impressionante! "Cabro'n! Cagajo'n!…" Mi vedevo gia' sulla sedia elettrica, e invece m'hanno graziato. A proposito, ti ho mai fatto vedere le mie foto della Spagna?"
"No, mai."
"Ci ho dei capelli con la riga in mezzo, che sembro Julio Iglesias. Impomatati, proprio. A Parigi una volta sono rimasto chiuso fuori di casa. E in Olanda, invece, chiuso dentro il bagno dell'albergo… Non lo so. T'interessa?"


[…]
"PROGETTI PER IL FUTURO?"
"E' una domanda a cui pensavo, fino ad un paio di mesi fa."
"SUL SERIO?"
"Si'. E indovina cosa mi dicevo?"
"COSA."
"Le solite cose che ci domandiamo tutti: "Ma puo' andare avanti cosi', veramente?… Non sarebbe magari piu' proficuo che questa fosse un'attivita' da sei ore al giorno, da quattro ore al giorno, da quando ne ho voglia?" Sono arrivato davanti a questa vertigine e poi mi sono fermato, perche' gia' mi veniva da chiedermi come sara' fra dieci anni. Due anni fa mica me lo chiedevo proprio. E poi, m'e' venuto in mente un mio amico. Un caro amico, che, sempre nell'ambito "Facciamo i viaggi piu' lontano possibili e non andiamo a Modena", attualmente e' in Giappone. E' la' da mesi, si chiama Giovanni e lavora come insegnante d'italiano. Giorni fa e' tornato a Bologna, ha dato un paio d'esami, e poi e' tornato di nuovo la'. Stara' via altri sei mesi. Gli va, lo faccia. E invece, non t'incontro queste amiche in comune, e la prima cosa che chiedono e' i': "Si', ma mi domando, cosa vuol fare Giovanni da grande, vuole andare a vivere la' o vuole tornare a vivere qua?" Verrebbe da rispondere: "Ma perche', scusa? Adesso sta pre-vivendo?… Sta vivendo, mi pare…" Non e' che arriva un bel giorno e uno si dice "Da adesso, vivo sul serio". Per esempio, c'e' chi non comincia mai, a farlo. Oppure c'e' chi comincia a quarant'anni e magari pensa "Ma forse, fino adesso erano solo delle fugaci apparizioni della gioventu'…" Quanto a me, immagino che verso i ventisette e tre quarti ci saranno dei sommovimenti, dei cambiamenti…"
"E cos'altro."
"A ME PIACEREBBE ESSERE DURO SENZA PERDERE LA TENEREZZA.
Questa non te laspettavi, eh? Lo vedi? Non sono scemo. Io le cose le capisco, se qualcuno me le spiega. E a parte questo, penso che possano convivere la consapevolezza e il non drammatizzare, la volenterosita' e il non istericizzare la vita. E se certe intuizioni o pensieri mi son venuti in visita prima, non mi devo sentire fuori gioco tipo questo qui l'ho iniziato a vent'anni - perche' mi battero' come un leoncello per continuare a farlo."
"Non ci credo che ti viene la sindrome della pagina bianca. Io non ci credo, a 'ste puttanate. Magari viene il momento che non hai voglia di scrivere, o viene il momento che per un po' non sai cosa scrivere, ma com'e' raccontata di solito, la sindrome della pagina bianca, come una specie di rasoiata che t'arriva mentre sei piegato ad allacciarti una scarpa… Non e' cosi', e non sara' mai cosi'. Vedi? Lo capisce anche un ragazzo. Una cosa talmente pazzesca e definitiva come il cosiddetto BLOCCO DELLO SCRITTORE dev'essere una leggenda che s'inventano certi scrittori piu' o meno leggendari per prendere in giro i bego'nzi. Mica uno e' uno scaldabagno, che si blocca. Mica la scrittura ti viene meno. Perche' se arrivi sinceramentea pensare che la scrittura ti viene meno - attenzione - non stai mica pensando…"
"… parlare con te e' come parlare a un vortice…"
"… Lo so. Fa anche a me quest'effetto. Probabilmente dovremmo bere meno caffe'. E in ogni caso, vortice o non vortice, nulla sara' mai come il vortice di diarrea protagonista d'uno dei miei racconti all'epoca di Bastogne. Era il racconto Luca Barbareschi contro tutti. Vi si narrava della morte prematura di Luca Barbareschi e della sua canonizzazione come miglior attore italiano d'ogni tempo. E tutti quanti: "Si', cazzo, era bravissimo!" "Anzi, e' stato meglio lui di Pele'!, meglio di Maradona!" "Cosa, cosa non abbiamo perduto!" "Come faremo, senza piu' Luca!…" E, ovviamente, si riscopre tutta l'immortale serie di film che lui aveva girato da giovane. Una serie di centinaia. Con la serie storica che comprende Luca Barbareschi contro gli Egiziani, Luca Barbareschi contro gli Ittiti…"
"…Un po' come per la serie dedicata, in Bastogne, a Ugo Tognazzi."
"Si'. Un po' come succede, in Bastogne, per il mito di Ugo Tognazzi, in modo giustamente adorante, e non affatto di scherzetto. La serie di Tognazzi e' una serie molto piu' corta, e credo nasca, come suggestione decisiva, da quella prima pagina de Il Male indimenticabile, dove lui era indicato come il capo dell Br! Da genuflettersi, guarda, una cosa da standing ovation…"
"Invece qualche settimana fa, a casa, ho rivisto la mia serie di film con protagonista Luca Barbareschi, e ti giuro che sono veramente quindici pagine con settanta ottanta titoli per foglio: volta a volta, contro tutti i popoli dell'antichita', ai titoli che lo vedono in pista anche contro degli "abbinamenti", tipo Luca Barbareschi contro i Maya e i Toltechi, Luca Barbareschi contro gli Ungari e i Cartaginesi… E poi, c'e' la serie acrobatica: Luca Barbareschi contro il Palasport di Genova - tipo "lanciato contro", immagino - e Luca Barbareschi contro il Trapezista Mascherato - quest'ultimo di difficilissima realizzazione tecnica, immagino, poiche' lo si dovrebbe rigorosamente girare tutto a trenta metri dal suolo. Gia' m'immagino i costi di produzione, e poi il rischio reale, per Luca, che di sicuro, conoscendolo, rifiuterebbe gli stuntmen. E poi, last but not least, la serie meno commericiale e piu' metafisica: Luca Barbareschi contro il vero significato di Luca Barbareschi, Luca Barbareschi contro di me…"
"E' una goliardata."
"Esattamente. Non avrei saputo dirlo meglio. Comunque, da un mio primo abbozzo mentale d'un film decisivo intitolato Supertognazzi, e' poi nato il racconto dei quattro ragazzi di Bastogne che vanno al cinema e s'entusiasmano per Tognazzi all'inverosimile, vedendo - mi pare - un fil d'azione. Quando eravamo ragazzini, con gli amici succedeva che si riusciva a entrare di straforo in certe arene all'aperto. Scavalcando una rete, oppure con uno dentro che apriva una porticina. In Bastogne, per esempio, ci sono i nomi di due cinema all'aperto di Riccione dove io personalmente non sono mai stato, da piccolo, ma che avendoli visti piu' di recente, m'hanno suggestionato…"

"E poi, lo ammetto e' pazzesco che i quattro di Bastogne andavano a vedere i film con Luca Barbareschi, ma all'epoca in cui e' ambientata la storia, negli anni Ottanta, avrebbero potuto imbattersi in pellicole con protagonista Miguel Bose', che tuttavia, stanti le sue peculiarita' d'attore, intanto, contro i Maya e gli Ittiti non mi suonava proprio, e poi, piu' in generale, non mi pareva bello che i quattro amigos andassero a vedere i film con Miguel Bose'."
"…Un momento. Ma in una delle tue partecipazioni al Costanzo Show - me l'ha detto Canalini che conosce a memoria entrambe le puntate - non c'era proprio Luca Barbareschi?"
"Si'. E mi era seduto di fianco. Era bellissimo. E con lui c'era anche Cinzia Leone, la seconda volta, ossia la puntata in cui, per un nanosecondo, si vede anche Massimo Canalini, che non essendo stato a sentire niente di quel che si diceva sul palco ed essendo pero' seduto in prima fila - e quindi non era affatto l'Uomo Invisibile come forse credeva lui - dopo, gli attori, proprio se lo sono, diciamo inquadrato, e l'hanno sbeffeggiato davanti a tutti, mentre Silvia Ballestra, che era seduta pure lei in prima fila ma s'era comportata benissimo, e non sbuffava o roteava gli occhi o si distraeva ogni minuto, dopo ha ricevuto degli elogi in pubblico anche molto festosi. Tutto il tempo che sono stato a friggere li' sul palco, sia Canalini sia Silvia Ballestra mi portavano per il culo in modo subliminale. Che mi portavano per il culo lo capivo solo io da li', immagino, ma le loro smorfie, ogni volta che prendevo la parola io, ti dicevano tutto… Alla fine, ovviamente, hanno negato. Cadevano dalle nuvole! E c'era Canalini che voleva protestare contro Cinzia Leone ma una volta dietro le quinte, proprio non ha trovato il coraggio e se l'e' presa con me, che' per andare al Costanzo l'avevo praticamente costretto ad accompagnarmici e lui nemmeno ci voleva venire e per ricompensa di tutti gli sforzi fatti aveva solo ottenuto di farsi inquadrare dagli attori…"
"Poi , nelle sere immediatamente successive alla mia seconda apparizione al Costanzo, in qualunque birreria di Bologna andavo, mi dicevano: "Mo' te', nun sei quel Brizz' sel Custa'nz?" Ebbene si', ero quasi sempre io."