Enrico <<Elwood>> Brizzi

FREAKY STILEY

Ho comprato il disco dei Frank And Walters

Ho comprato il disco dei Frank And Walters, di cui avevo visto un clip spassoso su Videomusic, e pure la raccolta ei Madness, per cui non saranno mai pronunziate abbastanza parole di laude.

            I Frank And Walters sono dei garzoni sui ventidue con i capelli abbastanza lunghi e abbastanza sporchi, hanno nu sound molto garage; mi piacerebbe andare a un afesta con costoro, sangria ad alta concentrazione di wodka, amplificatori di sesta mano, pogo fino alla morte, camicia a quadri, jeans lerci e basetta totale.

            Me le sono fatte crescere verso Pasqua le basette, e stavo mediamente male.

            In ogni caso.

            Domani alle otto comincia la maturità: mio padre sostiene che ormai sono un uomo, e deve essere vero, perché ho una macchina tutta per me e una ragazza con cui con cui faccio del sesso prima visione (in macchina, per l’appunto).

Probabilmente cambierà qualcosa, quando uscirò da questo liceo decisamente troppo buio per i miei gusti, quando non avrò più bisogno di giustificare le mie assenze, i miei ritardi, le mie distrazioni e perfino la mia presenza – è solo un esempio – per il sommo Arthur Schopenhauer rispetto allo scialbo Hegel, sedicente dittatore della cultura prussiana – proprio un titolo di cui andare fieri: un trombone del genere può giusto piacere alla mia prof nazionalsocialista di filosofia e alle mie semprevergini compagne di classe lobotomizzate.

            Non aspetto altro che tuffarmi nella realtà virtuale dell’università, di cui – a voler essere sinceri – non è che si capisca un granchè, tra appelli, controappelli, lauree normali, lauree brevi, lauree, anni accademici, corsi integrativi e bande di ciellini che spadroneggiano con le feste per conoscersi meglio e gli incontri preghiera.

            Comunque domani comincia la maturità, e qualcosa dovrà pur cambiare. Me lo sono abbaiato spesso varie volte, se proprio volete saperlo. Ho elencato mentalmente tutte le cose che non mi piacciono, e ho pensato a come le vorrei. Molti lati della mia vita sono troppo teenageriali perché io possa sopravvivere senza eliminarli.

            Com’è possibile continuare con i bootleg dei Sex Pistols ammucchiati dietro la testa del letto, senza portacassetta, senza foglietto dei titoli delle canzoni? Come è possibile continuare con tutto questo caos, queste pastiglie, questi sabati sera ?

Quanta strada mi separa ancora dal postuniversitario relaxatissimo frequentatore di jazz club, di rifondatore comunista, giacca su maglietta deli Smiths, Guy Debord – versione originale – affondato in tasca, jeans scuciti, tutti i cd dei Talking Heads, scarpe inglesi e una canna ogni tanto con amici che sembrano usciti da un album dei Velvet Underground? Miglia e miglia e miglia e miglia e.

            Ma è così che vorrei essere, e credo che sarei felice. Solo che.

La società fa di tutto per sviarmi, circondandomi di stereotipi negativissimi: fighetti di serie B e C, con concentrazioni impossibili; rockers con maglionaccio e scarpe luride; qualche incazzatissimo periferico metallico; manciate di pseudomilitanti di sinistra & perfino i conclamati grunge, la moda più pilotata degli ultimi dieci anni insieme ai paninari.

            Stile! Stile! Stile!

Voglio avere più stile, porca miseria! Non resisto un secondo di più a fare il pupazzo del diciottenne qualunque, Videomusic la ragazza la chitarra elettrica in cantina le cattive compagniele videocassette. Avete mai pensato a suicidarvi ? Voglio dire, ci avete mai pensato seriamente ?

            Io lo faccio quasi tutte le settimane, dal lunedì mattina al mercoledì; poi si avvicina il week-end e mi consolo.

            Di solito il venerdì sera andiamo in osteria da soli, senza donne: parliamo di Nietzsche e del cyberpunk e dell’ultimo live dei Mano Negra e della possibilità di una scelta rivoluzionaria. E’ la sera più bella della settimana. Una caraffa di Trabbiano di Romagna fa dieci sacchi, al Brancaleone, giù in Santa Caterina, e le arachidi le regalano.

            Il sabato mattina, solitamente, ci si astiene prudentemente dalle lezioni, e si va da Marco Pelandi, che in pratica abita da solo; noi lo chiamiamo Kingsotn, perché fuma più mariola lui di un interocomplesso reggae. E grazie al cazzo: se la coltiva in casa sotto l’abat-jour rivestita di stagnola.

            E’ particolarmente ricercata da svariati fatturioni in età scolare, giù al Liceo, e gliene resta abbastanza per scambiarne bustine da francobolli con pacchetti notevoli, minimo dieci grammi, di fumo generico – quasi sempre marocco.

            Nel coffee shop di Kingston c’è sempre il videoregistratore acceso, e guardiamo film strippatissimi e dilaniati, specie trip musicali (Tommy degli Who, Pink Floyd live in Pompei, Magic mistery tour, Jimy plays Monterey), oppure la Massima Opera Cinematografica, Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, liberamente ispirato al romanzo Un’arancia ad orologeria di Anthony Burgess. Deus ex machina! Se c’è un film che vale la pena di essere visto nudi, in ginocchio e col capo cosparso di cenere è proprio Arancia meccanica di Stanley Kubrick, liberamente ispirato al romanzo Un’arancia ad orologeria di Anthony Burgess; ultraviolenza, amicizia, psychoadditivi, mancanza di valori eterei tipo Martin Luther Gandhi, sesso, tradimento, famiglie a puttane, dittatura.

            Se ci pensate appena dieci-dodici secondi vi accorgerete perfettamente che è esattamente – chiaro, un po’ fumettata – la situazione dei miei venerati coetanei. Tanto per cominciare, lo sfondo: unghia del piede della Dittatura Fascista Globale, here we are, ciao Italia.

            Classe politica perfettamente intoccabile, soggetta solo a lievi rimpasti interni.

            Droga a mille.

            Leggi di merda.

Scuola monolitica. Dialogo transgenerazionale zero virgola zero.

E poi, mio teenager. I fallicimassmedia ci cagano solo in occasione di concerti tipo U2 tipo Vasco e altre nugae, ma non gliene frega niente di quello che facciamo nel frattempo, tra un concerto e un altro. Non è vero che gli adulti pensino a noi come a decerebrati che stanno tutto il tempo a scrivere il proprio strafottuto diario segreto, o a farsi una sega dopo l’altra sugli analporno. Quello è l’aspetto folk, e niente più.

Agli adulti noi non suscitiamo né pena, né schifo, né simpatia, né altro. Forse un briciolo di paura, ma di base se ne strasbattono, di noi. Cercano di venderci le loro cazzate di vestiti e macchine e posti al cinema e macchine fotografiche e libri, ma questo lo fanno anche tra loro.

Fondamentalmente, conduciamo vite separate, e questo un pochino li spaventa, ma in generale la situazione permette loro un’enorme libertà tra divorzi, amanti, casa di montagnaet cetera.

            Arancia meccanica inquadra perfettamente la situazione: il buon vecchio Alex va a spaccare di legnate vecchi ubriaconi e stupra postlaureate e rischia un dritto dopo l’altro nottetempo su strade di campagna pericolosissime, ma ai suoi genitori non frega niente, a loro basta che lui sia a casa il mattino dopo, e possibilmente che vada a scuola; idem coi miei, cari venticinque lettori.

            Posso starmente storto al Kingston Coffee Shop tutto il sabato mattina, piangendo come un pulcino o urlando di paura perché un trip mi ha preso male, ma basta che a mia madre non dica niente, torni per pranzo verso l’una e venticinque, one twenty-five PM, e there is no problem.

            There is no future.

            Mio padre lo incontro una domenica sì e una no in ristoranti tristissimi dove mi tocca fargli il resoconto della mia carriera scolastica. Sopra il sette, tutto bene. Trip o non trip. E’ sempre più abbronzato mio padre.

            Violenti, siamo un po’ violenti anche noi, ma non tanto. Più che altro verso noi stessi. Comunque, vi stavo raccontando il mio fine settimana, mi pare.

            Si era a sabato. Il pomeriggio vado in centro, tipo in qualche libreria, e compro fumetti – che leggo; romanzi – che comincio a leggere e abbandono esasperato poco prima della fine; infine stupendi libelli divulgatori sul messaggio rivoluzionario dei Provos e sull’iniziativa di assumere tutti quanti il nome Klaos Oldenburg per abbattere il concetto borghese di identità – che non riesco mai a finire di leggere per intero. Il pomeriggio finisce che sobno appena tornato a casa. Mi tronco in Jacuzzi a tutta temperatura caliente auscultando a volumi che mia madre definisce intollerabili i Non Meas No o i Nirvana o gli Hüker Dü o i Porno For Pyros o.

            Dopo un venti minuti buoni allo specchio a mimare incontri di pugilato mentre mi asciugo, ecco che si fa sera.

            Negli ultimi tempi ci troviamo alle nove in punto sotto casa  di Federico Rossi. Io, Fede, Kingston rasta prophet, Bassi e Carlo Maria Merla, jr.

            Fede ha na nuove Cinquecento bianca, Kingston una Vespa special modificatissima arancione con Robert Nesta Marley adesivato sull’unico bandone; Bassi si sposta in vespa PK 125 e, ultimamente con la Polo nera di sua madre; visto che io non posso fare meglio di una Panda 750 rossa di secondissima mano, è il Merla che smerda tutti con la sua Suzuki 950 Hardtop biposto, quattro marce più le ridotte, sospensioni da rally, stereo a quattro casse pompanti techno acidissima disposte nei punti strategici e altri gargamelli tecnici.

            E pensare che fino a un anno fa eravamo fedelissimi vespisti tutti e cinque. Fedelissimi vespisti di sinistra anarcosindacalisti della colonna Durruti, ed ora che abbiamo un po’ più di soldi, cosa siamo diventati?

            Io fumo medio e ogni tanto m’intrippo; Fede fuma e basta, ma più di me; Kingston si fa tutto tranne che in vena: batte tutti, con fumelli di ogni tipo, funghetti magici, trip assortiti, cocaine e popper aromatico sul comodino di fianco al letto; Loris Bassi fa il signore e si canna ogni morte di papa, in compenso ha già scompensi vari alle narici, tipo emorragie improvvise, e se solo fosse più ricco sarebbe un cocainomane alla David Bowie; il Merla, infine, con tutti i dindi che gli passa suo padre primario, riesce a procurarsi acidi in esagerazione, in giunta al solito fumo che fa sempre intellettuale di sinistra, e qualcuno deve essergli andato di traverso, a giudicare dagli sfondoni che ci riserva da qualche tempo a ‘sta parte: ha vuoti di memoria, si mette a parlare di cose che non c’entrano niente e – che Dio mi fulmini in quest’istante se sto raccontando una balla – sta diventando daltonico. Daltonico.

            Temo che per lui si stia avvicinando la parentesi della clinica in Svizzera, soluzione sempre più popolare nei casi più gravie mascherata come viaggio-studio con i vicini di attico in Strada Maggiore.

            Comunque, non crediate che siamo una banda di fattoni di periferia: i nostri genitori fanno mestieri rispettabilissimi tipo medico e avvocato e professore universitario, e, a parte i patrimoni scialacquati in cause di separazione, i soldi non mancano. I vesiti neanche: adesso tirano le clark’s, i chukka boots della vans, suola di gomma e rivestimento in pelle scamosciata alta alla caviglia, le camicie patchwork e le polo Fred Perry. In questo lo stile non ci manca, a sentire il Merla, arbiter elegantiarum, dandy diciannovenne e figlio di primario ospedaliero, ma non è esattamente quello che cerco.

            Via, questa vita non mi basta. Saremo compagni di scuola, e amici di vecchissima data, ma l’unico con cui si possa un po’ parlare è Fede, e a volte Loris Bassi. Kingston è a pezzi, e il Merla, con la sua aria da giovin signore rincoglionito, è insopportabile. Non legge un libro dal 1987. Il super scopatore della compagnia.

            Di ragazze ci sono la Vale, che è la mia attuale fiancèe, la Bea e la Giulia. Fisse. Ogni tanto portano delle amiche, perlopiù attirate dal Suzuki e dalle conoscenze ultraventenni di Syd Barret Merla.

            La Vale prima stava con lui, e da aprile si è messa con me; la Bea e la Giulia sono cugine e troie: la Bea nell’ultimo campionato è stata – nell’ordine – con Loris Bassi, con Kingston, con un tale del Copernico e adesso co Fede; la Giulia, dopo aver avuto rapporti controversi di Soloamicizia con Fede, è stata uccellata dal Merla, che l’ha poi scaricata per una quindicenne tipo Amsterdam della nostra scuola, e a questo punto per farlo ingelosire si è fatta una storia con Kingston e ora non si sa bene con che stia, ma insomma. Altre comete appaiono nel nostro cielo, ma non si trattengono mai per più di due settimane.

            La Vale fuma, sega, scopa, prende la pillola, vuole che si usi il goldonee fa anche pompini, ma senza ingoio, il che genera continuamente situazioni imbarazzanti, la Bea è una fumatrice saltuariae, a quanto ho appurato dai confronti tra Fede e Loris, la smolla al volo, prende la pillola, se ne frega dei goldoni e fa anche i pompini con l’ingoio, ma non tollera fare seghe, il che – lasciatemelo dire – è un peccato; la Giulia, essendo la meno carina delle tre, è la più porca d’Italia e di lei si racconta di tutto – ma io non ho mai appurato – tipo che fa numeri strani con vibratori e altra roba da sexy shop. Quello che vi posso garantire è che alla seconda Cerveza Corona comincia a fare discorsi tipo <<A me non dispiacerebbe mica, fare la troia>> o <<Mi piacerebbe fare sesso tutti insieme>> e ride e ride e. Fa bocche alla thailandese, col ghiaccio, tra i denti e la guancia, e se il Merla non la spara tanto grossa lo prende anche nel culo. Comunque sul fatto che gli abbia tirato una superbocca nei bagni della sculoa non c’è dubbio, perché io e Kingston eravamo lì e li abbiamo visti uscire, stanchi ma felici.

            Beh, se aggiungo che vivo con mia madre e con una sorella minore molto bionda & Carlotta con cui non interagisco quasi mai, e che mio padre sta a Milano con un gran puttanone che ha cinque anni più di me, sapete quasi tutto di me e del mio ambiente e dei miei amicie della mia famiglia e.

            Welcome to my world.

 

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