RECUPERARE IL CARTELLINO

di Kristian Z!

Esistono da sempre personaggi che insito in loro possiedono la dote di venirti da subito simpatiche.

Stavo pensando proprio questo quando la ragazza davanti a me esclama dal nulla “ciccino!” andando incontro al soggetto che fino a 5 secondi fa era al centro della sua attesa.

Il dio Nettuno, sovrintendente svogliato e maestoso di quell’angolo della piazza centrale di Bologna, mostrava le natiche a entrambi, a me e agli amanti ricongiunti che adesso si allontanavano verso la strada, così rimanevo solo io, riparato all’ombra con la noia nell’attesa dell’arrivo del da poco coniugato e nonpiùtantogiovane scrittore Enrico B.

Arriva nella piazza assolata curvo, in sella ad una bicicletta tecnologica e il capello a favore di vento, e la prima cosa che gli dico per farmi notare dopo un po’ di tempo che non ci incontravamo è: “vai faustoo!”

L’adescamento va a buon fine e poco dopo le strette di mano mi dice che l’aria del Veneto mi fa bene e che mi trova in forma, così basta poco per saltare dal luogo di villeggiatura alla gloriosa unione calcistica US Clodia Sottomarina.

Visto che so quel che so, mentre ci incamminiamo bicicletta alla mano verso un posto tranquillo in via Urbana, gli domando del prossimo viaggio in Ucraina.

«C’è un rave party, che dura un mese, e io ci andrò con un amico per assaporare l’atmosfera…»

«Non ci credo… un mese, come ti riduci?»

«E’ tutto vero, io rimarrò lì per 5 giorni; se cerchi su internet lo trovi… costa 20 dollari al giorno, se vai nudo entri gratis… una delle poche cose che ancora sensibilizzano quel paese.»

Mi viene in mente che il marito medio italiano non riuscirebbe ad andare in Ucraina con un amico neanche per 6 minuti, ma forse esagero.

«Cosa il nudo?»

«No, il costo di 20 dollari…»

«Ah… capisco»

«Ci sono anche dei racconti e uno parla di un tizio che per andarci si è fatto 15 ore di treno e 10 di camion»

Poco dopo siamo tranquillamente seduti sotto il portico proprio davanti al distretto militare di Bologna, tra uomini che parlano di affari enormi, ci siamo anche noi, con bicicletta a carico in pantaloncini corti mimetici entrambi.

«Ho visto che non sei neanche mai stato a Milano a presentare il libro… come può accadere?»

«Ci verrò sicuramente più tardi. Sto cercando di organizzarmi qualche presentazione anche da solo»

«E com’è andata ad Asti, l’hai visto Maurizio?»

«Sì ho conosciuto i Labate brothers e anche la sua ragazza. Abita in questo posto tipo proprietario terriero… molto simpatici.»

Ordiniamo un fegato e una cotoletta, lui mi sfotte perché dice che non riesco a distaccarmi a pieno dalle mie origini e forse ha ragione. Mentre ci versiamo dell’acqua, gli dico che di Razorama ho apprezzato più lo stile rinnovato che la storia in sé: Enrico dice quello che mi sarei aspettato.

«Con Razorama… come dire, ho cercato più il bel gioco che il risultato…»

«Ho sentito che qualcuno è rimasto spiazzato proprio dalla variazione di stile…»

«Fa tutto parte di un gioco: gli stessi che parlerebbero di uno scrittore che ricicla per l’ennesima volta sé stesso, sono quelli che parlano di tradimento nei confronti del lettore. Ne parlo spesso anche con i wu-ming: non si può rispondere a tutte le critiche che arrivano altrimenti succede che non ti resta più tempo per scrivere quello che vuoi. Cercare di far coincidere l’intento di far ricerca e mantenersi ancorati al proprio stile. Credo che tutti si evolvano in qualche direzione.»

«Un libro che secondo me è rimasto sottovalutato è “Tre ragazzi immaginari”, la visione di legare un’ultima grande festa di carnevale all’addio alla giovinezza sfrenata è proprio una gran trovata.»

«Quando mi dicono così mi sembra di essere molto più veloce dei miei lettori perché ovviamente a me quelle sensazioni arrivano molto prima, poi dopo del tempo vedo arrivare altri alle conclusioni che io già avevo ben chiare anche anni fa.»

Pasteggiando all’ombra è facile farsi prendere dai ricordi.

«Una delle cose più divertenti che ricordo di “Bastogne” è la scena in cui Ermanno cammina pensieroso per Nizza e dei bambini lo ingaggiano per parare il rigore difficile. La frase che esce da Ermanno è circa così: “dai Ermanno pariamo almeno il rigore difficile…”.

Quando penso alla parola “almeno” mi si allarga il cuore: penso a questo tizio che è un disastro ovunque e che non è mai riuscito a combinare un cazzo nella vita che però con piglio battagliero vuole “almeno” parare il rigore. Bastava questa frase a cogliere l’esperienza di “Bastogne”…»

«Esattamente.

Si chiamano hard road experience. Un po’ di tempo fa io, wu-ming2 e un altro amico siamo partiti da Bordighera e siamo andati a piedi a Nizza. Ci abbiamo messo 5 giorni, con le tende e tutto, non avrei voluto andarci in nessun altro modo; la sera che siamo arrivati a Nizza è venuto giù un diluvio incredibile così andiamo a finire in un albero di quelli per le puttane davanti alla stazione ferroviaria. Era notte e stavo lì a fumare una sigaretta da solo guardando la stazione e ti giuro che per un attimo ho creduto di vedermeli uscire dall’edificio Riamando Blanco, Ermanno Claypool, devastati…»

E domani cosa c’è?

«Sto già lavorando a qualche altro progetto. Magari l’anno prossimo mi piacerebbe fare un tour tipo “subooteo-experience” con alcuni amici. Reading&Sound, in giro in furgone, se vuoi potresti venire a seguire qualche data al nostro seguito»

«Come no… sono sicuro che sarò tra i primi dieci ad essere avvisati…

A che musicisti pensavi? I Led Zeppelin?»

«Sì, ho chiamato i Led Zeppelin…»

risata generale

«Procurati un portatile ed una macchina fotografica e lascia che ci pensi io»

«Ho conosciuto un ragazzo simpatico, stiamo cercando – più lui che io – di mettere in sesto il “Gruppo Ermanno Claypool” per seguire l’Inter in casa e trasferta. Il progetto dello stendardo parla di uno Zanardi (come sulla copertina del libro) in nero&blu  con un motto tipo “gli ultimi a cadere”»

«Io farei “Brigata Ermanno Claypool”, gruppo mi da una sensazione di limitazione»

Al telefono proprio l’amico mi annuncia che se tutto va bene lo stendardo esordirà il 26 a Brunico, così Enrico sbruffoneggia: «Adesso telefono ai miei amici che son lì in vacanza e gli dico di venire a fottere lo stendardo al suo esordio visto che è mal difeso…»

«Certo Enrico, scontri tra ultras in villeggiatura…»

Poco prima che arrivi il conto Enrico sentenzia così: «E’ incredibile: mi sento come ammantato da un insensato alone di invulnerabilità.»

«Questa è proprio bella… com’è? Mi sento ammantato da alone di…»

«Mi sento ammantato da un insensato alone di invulnerabilità»

«…beato te…»

Mentre ci alziamo ed il sindaco paga il conto, ci incamminiamo verso zone, in tutti i sensi, più verdi. I portici fortunatamente offrono un gradevole riparo.

«Dai se lo fate, mi mandi le foto… potrei anche venire con voi allo stadio»

«Se lo facciamo ti mando le foto ma figurati se riuscirai a venire allo stadio…»

«Quest’anno no, ma l’anno scorso sono venuto a vedere Inter-Feynoord… infelice partita.»

«Ecco appunto, forse era meglio che stavi a casa…»

Passiamo davanti al vecchio “Never Pub” dove, dice: «…qui ognuno di noi è diventato uomo». Arriviamo a Porta Saragozza, incrociando i cessi pubblici old-style  dice: «…qui ognuno di noi non è diventato uomo».

Usciamo fuori porta superando la barriera immaginaria del centro, l’asfalto ha tutta l’aria di essere bollente, e dopo i primi baretti che danno sulla piazza, ho l’impressione che siamo i soli, con un biciclo a mano, a prendere la direzione ad uscire dalla città. Chiacchierando ci fermiamo per una pausa caffè in una pasticceria e proseguiamo fino alla biblioteca dei giardini Margherita.

Arrampicati sul terrazzo, sgonfi di caldo, ci sediamo all’ombra dove provo ad impadronirmi del segreto del matrimonio.

«Cambia qualcosa dopo il grande “sì”?»

«No non molto, comunque vivo con lei già da 3 anni. Immagino che se una coppia separata decida di sposarsi ed in seguito andare a vivere insieme, qualcuno potrebbe subire uno shock anafilattico…»

«Certo…»

«Il più è capire se con lei ti ci troverai bene anche a fare la spesa, oltre che a fare tutto quello che facevi prima…

Ti ho detto che a Lampedusa ho perso la fede?»

«No che non l’hai detto…. E come hai fatto?»

«In acqua. Si però poi mi sono rituffato e l’ho ritrovata»

«Cavolo, quasi un impresa epica… »

«Se non fosse che il mio tuffo è sempre piedi avanti e mani sui ciglioni, quindi non un granché da vedere…»

Mentre Enrico firma le copie che ho portato da firmare mi viene in mente che tra poco dovrò tornare verso la stazione, sotto il sole calabria-style di questo meriggio di incontri piacevoli. Lì ad un passo da noi uno stronzo ha dei problemi con altri stronzi, capita, sembriamo confermarci con un’occhiata. Questo, ringhia ai suoi ammiratori con apparente volontà di giustizia. Gli altri sembrano con una mano garantire e con l’altra stropicciare. Minaccia di riacquisire cartellini, di tenere lo sguardo fisso sull’obbiettivo dietro la curva. Gli stronzi sono sempre più minacciosi quando li si guarda da lontano penso tra me e me.

Arrivano 2 amici di Enrico. Questa sera rientro in squadra ci calcetto dopo due mesi di assenza dice loro, e questi che si siedono con noi gli chiedono del recente viaggio a Berlino.

«Dove hai dormito, est o ovest?»

«ovest» risponde Enrico.

«E com’è stata la manifestazione?»

«Ho seguito la Love Parade il pomeriggio. Secondo gli organizzatori c’erano settecento mila persone, secondo la questura mezzo milione: in qualsiasi posto, in Italia, una situazione così sarebbe ingestibile. Erano tutti così civili che ad un certo punto ho pensato di sentirmi in imbarazzo. C’erano ragazze quasi nude o messe in certi modi che qui i fidanzati le direbbero “se vuoi uscire vestita così, esci per conto tuo”, invece loro tranquillissimi in giro per le strade.

Ad un certo punto ho pure visto un tizio panzone vestito di verde che ballava su una transenna, e quando mi sono avvicinato non ho riconosciuto che era la camionetta della polizia e il panzone un poliziotto che ballava con in mano la mascotte… Cioè la mascotte della polizia è un maiale con la divisa… incredibile.

Poi c’era uno che ogni volta che passava una tipa seminuda faceva gesti, ha anche simulato di farsi fare un bocchino da una statua di scimmia (poiché eravamo vicino allo zoo) e l’unica reazione era che questo veniva allontanato da tutti, sia dalla gente che dalla polizia, come uno sfigato e tutto finiva lì. Da noi si sarebbe ricorsi a metodi quantomeno più energici mentre lì era bello vedere che questo quasi godeva di un impunità totale.»

Avevo ascoltato in silenzio fino al momento in cui dovevo tornare verso casa. Enrico mi indirizza sull’autolinea giusta per raggiungere la stazione e scendendo le scale mi ripete: «Ammantati!»

Ed è l’ultima cosa prima dei saluti.

Prima di sciropparmi 90 minuti di forno a rotaie, prendo per i capelli il treno buono giusto prima che molli il freno e penso che a me piacerebbe ammantarmi ma come al solito credo di essermi proprio perso qualcosa.