Tratto dal "Corriere della sera" del 14 Aprile 1997

LUOGHI COMUNI



A proposito di un "reportage" di Enrico Brizzi dalla Svizzera

Tutto il "pulp" finisce a Lugano

di Paolo Di Stefano


Sconvolgente, Enrico Brizzi. Pensavamo di avere a che fare con uno scrittore nuovo (lasciamo perdere il "giovane"), dallo sguardo stravolgente, dalla scrittura scandalosa e imprevedibile. Invece. Invece, fa impressione leggere sulla "Stampa" (di ieri) una sua corrispondenza da Lugano e ritrovarvi tutti (ma proprio tutti) i luoghi comuni, ampiamente abusati, sulla Svizzera.

Intanto ci dice, Brizzi, che Lugano "presenta le stesse attrattive di una banca", e che "si potrebbe pensare addirittura che la citta' e' un unico network bancario". Davvero sconvolgente. E poi? E poi: "Se vi piacciono le blindature, le porte automatiche, i sistemi di sicurezza e i vetri a specchio, una gitarella di un giorno nel Canton Ticino potrebbe suscitarvi le stesse vibrazioni che un tour del Reno regala a un appassionato di Richard Wagner". Verrebbe da ribattere: se vi piacciono le banalita' e i luoghi comuni, leggete questo articolo di Brizzi, l'"enfant terrible" della letteratura italiana anni Novanta, il Salinger del nostro tempo, il rockettaro tondelliano passato dall'insofferenza verso i "fighetti" al "pulp" (pure troppo) di "Bastogne".

Il quale Brizzi ci racconta in oltre che nella patria degli "aborigeni" Rezzonico e Bernasconi, la massima aspirazione e' "compiacere i turisti made in Japan". E ancora, fotografa il carattere nazionale dello svizzero richiamando il suo "amore per l'esattezza" e la sua pignoleria. Originalissimo. Peccato che Brizzi non abbia aggiunto qualche lazzo sulle mucche, sugli orologi e sulla cioccolata. Il quadretto sarebbe stato perfetto.

Per non parlare dei rapporti tra elvetici e italiani, che in Svizzera, informa Brizzi, sono tutti, piu' o meno, "terun", oltre a sporcare e puzzare. Ma dove l'avra' vista, Brizzi, questa Svizzera? Avra' mai messo piede a Lugano? Si sara' mai accorto che il mito delle banche sta crollando miseramente? Che il famoso terziario produce, anche in Svizzera, molti disoccupati? Che ci sono in percentuale piu' "sans papier" che in Italia, dove viceversa a proposito di turismo "made in Japan" non abbiamo nulla da invidiare a nessuno? E i centri sociali, sara' andato a informarsi sui centri sociali ticinesi? O sara' rimasto sul lungolago a contare i bancomat? Che delusione. Uno degli scrittori piu' trasgressivi degli anni Novanta, cosi' gggiovane, cosi' moderno, cosi' anticonformista, vittima di quell'immagine degli Sguizzeri (o degli svizzerotti che dir si voglia) su cui Tessa e Gadda sapevano almeno (loro si) ironizzare.