Tratto da il "Corriere della sera" del 12 Aprile 1997

CONVERSIONI
Il narratore piuí violento della nuova generazione ha scritto
un racconto per l'infanzia. Tema: il calcio



Brizzi: l'orco del "pulp" vuol fare il baby sitter
"Il mio pubblico sono i dodicenni di oggi soli davanti alla tv"
dal nostro inviatoCINZIA FIORI


BOLOGNA. D'accordo, l'altro ieri qui alla Fiera del Libro per Ragazzi psicologi e pedagoghi hanno detto che un po' d'horror non fa male ai ragazzi, anzi, aiuta a crescere. Ma quale genitore sarebbe disposto a regalare al proprio figlioletto un romanzo scritto dal campione dei cannibali? Si sa, le cattive compagnie... Eppure quell'Enrico Brizzi, che con Bastogne (Baldini & Castoldi) ha insanguinato le fantasie di migliaia di neomaggiorenni, oggi pubblica un libro per quella delicata eta' chiamata adolescenza. Paco & il piu' forte di tutti e' il titolo del romanzo breve con cui la E. Elle lancia una nuova collana, i Corti, ovvero libri di 64 pagine da leggersi veloci come il mondo che ci circonda, tuffi scritti da autori normalmente dediti alla narrativa per adulti: Margherita D'Amico, Carlo Lucarelli, Piergiorgio Baterlini, Eleanor Nilsson, Dave Luckett e altri verranno. Ma come al re del genere Letterario piu' famigerato d'Italia sia venuto in mente di parlare ai dodicenni e' un mistero che solo lui puo' svelare: "E' da tempo che ci pensavo, perche' mi piace raccontare storie ai piu' piccini, ai miei cuginetti, per esempio".

Cosi' risponde Enrico Brizzi, dopo aver rifiutato ogni etichetta, soprattutto quella pulp: "Certo, in Bastogne c'e' violenza e sangue, ma sono elementi presenti anche nei romanzi di Dostoevskij e non per questo i critici lo mescolano ai cannibali. Bastogne era e resta soprattutto una storia sull'amicizia, come Jack Frusciante e' uscito dal gruppo era una storia sull'amore e come quest'ultimo romanzo racconta dei valori importanti che si possono scoprire giocando in una squadra di pallone Under 14".

E cosi' ecco Brizzi parlare di valori: "Quando ho pensato a Paco, il protagonista, ho rivisto la mia goffaggine suprema di quegli anni; il non sapere per esempio come avvicinare una ragazzina. Ma ho pensato anche ai dodicenni d'oggi, sempre chiusi in casa, soli davanti a un televisore. Cosi' ho scelto il calcio, non la pelota o il computer, perche' e' uno sport di gruppo, giocato all'aria aperta. Ho deciso di far vivere Paco in Uruguay, cosi' magari i suoi coetanei vanno a vedere su una cartina dove si trova e scoprono che il mondo e' vasto. Inoltre Paco e i suoi amici guardano e ammirano i grandi giocatori del passato, e' un modo secondo me di far capire che non si puo' vivere soltanto giorno per giorno, che abbiamo una storia, delle tradizioni importanti, anche se magari sono apparentemente banali come la letterina scritta a Babbo Natale".

Enrico Brizzi che in fondo ha soltanto 24 anni, si e' posto di fronte a Paco come un fratello maggiore. "Infatti, nella storia che ho scritto c'e' un fratello piu' grande, e' quello che da' consigli quando le difficolta' della vita si presentano. Un contrasto, anche questo, con l'abitudine a crescere figli unici, allevati come fiori di serra. Poi vanno a scuola e si preparano agli esami, della realta' neppure li non si parla mai, tranne che in quell'unico giorno al mese quando si riuniscono in assemblea. La mia idea, insomma, era quella di allargare il campo degli interessi, di lanciare un'esca perche' potesse venir loro la voglia di imparare qualche cosa di nuovo".

Piu' buono di cosi... Anzi, buonista, ma a sentirlo Brizzi si arrabbierebbe, perche' dice: "Quel che mi interessa e' narrare storie, il resto non conta, purche' siano ben scritte e di questo romanzo io sono soddisfatto". Naturalmente ora Brizzi sta preparando dei racconti, tutti senza violenza.