Tratto da il "Corriere della sera" del 1 Giugno 1997

LO SCRITTORE DI "JACK FRUSCIANTE"



Brizzi: libri e film pulp ispirano,
ma solo nei modi


Federica Cavadini


MILANO. - "Beh, ma e' una roba da matti sparare, in classe. Adesso qualcuno tuonera' che a scuola bisogna mettere i metal detector, che ormai i giovani sono violenti come in America, che tutta colpa di quello che guardiamo in televisione, dei libri che leggiamo. Tutta colpa del pulp, diranno". Parla (in bolognese) Enrico Brizzi, 22 anni, autore del bestseller "Jack Frusciante e' uscito dal gruppo", edito da Transeuropa.

Secondo lui, che a 19 anni con la sua opera prima conquisto' la giuria del premio Campiello, quel ragazzo che a 19 anni ha sparato al compagno di classe e' "uno che e' andato giu' di testa, l'avrebbe fatto anche in tempi non "pulp": fosse nato un secolo fa l'avrebbe accoltellato, il suo amico. E allora?". Allora? "Facciamoci delle domande sul contesto". Con-te-sto. Brizzi non parla come scrive. Soprattutto non legge come scrive. Dice che sta studiando la Bibbia e Max Weber e che i libri "pulp" non gli interessano. Sostiene che dovremmo "interrogarci sulle prospettive dei giovani" ma assolve "Pulp fiction" (il film di Tarantino) e, in generale, la "Pulp generation" o gioventu' cannibale. Pero'... "Pero' e' vero che se quel ragazzo non avesse visto ceni film il suo compagno di classe l'avrebbe aggredito comunque, ma non in modo cosi' plateale. L'influenza c'e', ma solo nei modi. Ammetto che se uno e' portato a commettere un gesto del genere, in certi libri e film trova l'ispirazione. In "Pulp fiction" c'e' una rappresentazione affascinante della violenza, ma anche ironica.
Purtroppo se uno e' disturbato forse fraintende. Ma insisto, chiediamoci perche' e' disturbato".