Il treno e' parcheggiato sul binario 19, appena entri a destra. Avevamo trovato un bello scomparto non fumatore tutto libero per affrontare il viaggio in tranquillita'.
"Chiudi la porta che fa sempre molto ostile." dice Enrico seduto vicino al finestrino, guardando verso Bologna.
Assentendo, con uno sforzo erculeo, chiudo i bastioni e ci troviamo separati dal resto del convoglio.
"Direi che adesso nessuno ci puo' fermare...." dice sempre lui, poi si alza in piedi e guarda un po' fuori; il treno, tutto nero dove si vede l'esterno, si muove come un elefante stanco, e si incammina verso sud.
"Au revoire Milano..." dice Enrico in piedi vicino alla finestra, forse un po' nervoso con il ghigno evil empire.
"Come ti sembra Milano?" chiedo gia' conoscendo la risposta, ed Enrico inspira con gli occhi sbarrati e dice: "Mah... a viverci potrei impazzire!"
"Infatti..." dico io desolato, che so bene cosa significa, "hai visto come sono cresciuto forte?"
"Facciamo il gioco delle cover." propone Enrico, "uno interpreta delle canzoni, cambiando anche il testo se vuole, e l'altro indovina. Te fai quello che canta visto che suoni."


SPAZIO RISERVATO ALLA PUBBLICITA'

IO SUONO il basso negli HAMMER DOLLS, line up di Milano molto aderente ai vecchi Kiss, hard rock anni ottanta, ma anche altro. Chi si volesse complimentare ha tutto il mio consenso e la competenza musicale possibile.



"Ok, facciamo sto gioco." ci penso un attimo e comincio.
".....lui ti baciava le labbra ed io di rabbia morivo gia'...."
Enrico mi guarda indagando e perso nella nebbia, poi dice insicuro: "Gli 883."
"Ma nooooo. Gli 883..." rispondo preoccupato per le mie doti canore.
"Proviamo un'altra. .... se telefonando io, potessi dirti addio..."
"Basta. Non esagerare."
Questa qui la conosceva, evidentemente mi interruppe perche' straziato dalla scelta del brano.

LODI
(remember: fino a LODI vale scorreggiare)

"Va bene leggiamo le lettere che mi hanno consegnato."
Enrico tira fuori dalla giacca un paio di buste che gli hanno recapitato di persona gli intervenuti alla presentazione di Trezzano S.N. Enrico legge sempre molto distante e abbastanza curioso le lettere che riceve, mi sembra di aver capito, fissa il foglio per un paio di minuti e poi scarta la seconda busta. Osservo gli stessi movimenti seduto nella poltroncina centrale guardando verso Milano. Mi passa la seconda lettera e mi dice leggi. E' una ragazza che mi sembra abbastanza sincera e abbastanza trattenuta dalla timidezza, glielo dico, e lui dice solo rimettila nella busta, guardando verso fuori.
"Com'e' andata a Roma?" chiedo ad Enrico.
"Una rottura di palle. Sono stato in un magazzino, a firmare 500 copie del libro.... puoi immaginare."
"Proprio ieri ci pensavo: chissa' quante volte in questi giorni avrai dovuto sentire le stesse domande....alle quali magari hai dato risposte diverse!" ed Enrico sorride e dice: "e' proprio questo che mi preoccupa."
"Ma e' difficile emergere nel mondo dell'editoria?" pensate che domanda del cazzo, infatti se ne accorge e risponde come un grande personaggio.
"Dici a me ? Ma non lo so, credo di si'!" e' per queste risposte che ho cercato Enrico Brizzi, non so se mi spiego.
"Di' un po' Enrico, ma il posto dove andiamo com'e'?"
"Il covo? E' abbastanza popolato, un posto come tanti...."
"Si balla?"
"Volendo...."
"Mi ha scritto un ragazzo che voleva sapere se Adelaide ha le tette cosi' grandi come tu hai raccontato. E' vero?"
Enrico fa una faccia dispersa e poi fa cenno di si' con la testa mentre si stiracchia.
"Ma la vedi ancora in giro o....?"
Fa no con la testa.
"Niente!"
"Ogni tanto mi arrivano notizie ma...."

PIACENZA

Continuo bombardamento di domande per soddisfare la mia malsana e fanciullesca curiosita', poi Enrico sempre in argomento calcistico disegna sul vetro appannato Supporters Rosso Blu, con le lettere maiuscole allineate in verticale e dice: "Ora mi sento piu' al sicuro."
"Ma quanti scudetti ha il Bologna ?"
"Il Bologna ha 7 scudetti. Sai cosa significa? Che potrei essere ancora vivo quando ci cuciremo la stella su petto!" esclama con i toni della rivalsa. Sinceramente ho pensato in silenzio che a meno di cataclismi, il Bologna non vincera' piu' nessuno scudetto anche se un po' mi dispiace perche', non si sa come mai ma la squadra mi e' simpatica mica come la Juve o il Milan.
Enrico si esibisce in un paio di cori da stadio come farebbe credo dalle gradinate del Dall'Ara e continuiamo a deliziarci con le curiosita' alla Supertifo.
Il treno non si e' ancora fermato, pur avendo superato Parma, infatti cominciano a nascere dei dubbi: "Ma sto treno ferma a Bologna o no?" chiede Enrico guardando fuori.
"Io ho chiesto al tipo dei biglietti: il fatto e' che non vorrei che fosse uno che dice sempre si' a qualsiasi domanda..."
"Sarebbe pericoloso... al limite ci gettiamo dal treno in corsa!".
"Un modo cazzuto di morire."

REGGIO EMILIA

"Sono due giorni che devo fare una cosa e non ho ancora trovato le circostanze giuste" dice enrico "...ma ora mi sembra che sia il momento. Stai li' in corridoio, guarda se arrivano i controllori. Fai un segno."
"Vai tranquillo."
La nostra cabina era in una posizione perfettamente equidistante dai due accessi alla carrozza, succhiavo una paglia, quando mi viene in mente una domanda abbastanza idiota: "Ma enrico," mi affaccio con la testa nello scomparto "com'e' che nei tuoi libri ci scappa sempre il morto?"
Enrico ride e dice "... ma che cazzo e', mi hai fatto sbagliare la canna con sta domanda..." poi successe una cosa strana.
Io non mi sono ancora spiegato a distanza di mesi come successe che dopo pochi secondi mi sono girato e il controllore, con tanto di capello graduato, mi spunta alle spalle con la tipica borsa di cuoio a tracolla.
Mi stendo sulla porta a modi tenda e dico "Oi!" con gli occhi di fuori, il controllore passa oltre e sorride, quando e' abbastanza distante trovo enrico con le mani dietro la schiena che dice "non sei stato molto attento!" in effetti.
"Ma come ha fatto! Cioe' sono 20 metri... avra' fatto una corsa, non si spunta cosi' all'improvviso in 5 secondi, non si puo', scusa, dai che cazzo e'...".
"Comincio io, stai li' e fai attenzione."
Tirai per precauzione la tenda e aspettai il mio turno vigilando, poi fu lui a farmi da guardia finche' il biglietto arrotolato non infastidi' le labbra.
Enrico rientra dentro allo scomparto con i pantaloni blu, la sciarpa arrotolata in gola che lo dipingeva piu' deragliato e la felpa con cappuccio colore bordeaux e appuntata sul petto dalla parte del cuore il logo VESPA.
Passa l'ormai celebre omino delle bibite, con il carrello zeppo di schifezze e pesantissimo: "Enrico, una birretta?" gli domando con sufficienza.
"Vai una birretta ci vuole."
"Tipo !" grido' all'omino poco piu' avanti dal nostro scomparto "Birra?"
"Si'?"
"Quanto?"
"Tremila e cinque." dice l'omino tirando fuori le lattine di Heineken.
Tremila e cinque? Le lattine di heineken? Mah.
"Enrico, heineken...... in lattina."
"Va bene."
"Va bene" giro all'omino.
"Quante? tre, cinque, dieci, venti......"
"Quaranta ! " esclama Enrico da dentro lo scomparto.
Io tiro fuori le diecimila attendo il resto, e afferro le due lattine del piacere legate dal laccio di plastica.
"Salute!" esclamiamo impugnando il trofeo.
"mmm... Se non ti scoccia ti racconto com'e' nato questo mio prurito Brizzi!" che frase del cazzo che sparo (e' incredibile come si alza o si abbassa il livello di imbecillita' in base a chi ti sta di fronte, non credete?)
"Vai, sentiamo." dice Enrico mentre si sistema nella poltrona come per vedere un film.
Un po' emozionato e un po' farlocco comincio a ripetere tutto quello che una sera di inverno di circa un anno fa, mi venne in mente rileggendo alcune righe di Bastogne.
"Niente..." le mie frasi cominciano quasi tutte cosi' quando devo esporre "... circa due anni fa, quando facevo ancora la scuola superiore, la professoressa di italiano ordina che per natale, tanto per non far niente, che sembra brutto, ci dobbiamo leggere uno tra i titoli che ci detta. Uno di questi era Jack Frusciante. Io ho sentito Jack Frusciante, chitarrista dei RHCP pero' non ci ho pensato minimamente di leggerlo capirai..." "Si' si'." sorseggi.
"... a gennaio quando si tratto' di fare la relazione, invito come al solito il mio compagno di banco a casa per farmi fare un riassunto, cosi' leggendo un paio di pagine ho detto cazzo !"
"Cazzo? Come cazzo?"
"E' si'. Ho notato che quello che c'era scritto sulle pagine di quel libro ricalcava pari pari una storia che stavo vivendo io, sai com'e'... sono rimasto sorpreso. Ok, magari ne hai sentite a pacchi di queste storie pero' e' tutto vero." sorseggi, e mimica da film di antenna3.
"Ho capito."
"No no, aspetta. Allora, dopo un po' di tempo mi ha preso la curiosita' di sapere chi e' sto Enrico Brizzi. Chi e', chi non e', come parla, che faccia ha... e ho cominciato a venire a Bologna per cercarti, e prima di trovarti definitivamente, sono venuto 2 o 3 volte a citofonarti senza mai ottenere nessun risultato."
"Ho capito. O ci voleva la birra, no?"
"Ci voleva si', altroche' se ci voleva."

MODENA - BOLOGNA

Ingannavo il tempo dicendogli un po' in confidenza le mie frasi preferite del libro che preferisco.
"Errique, scusa se ti annoio, parliamo d'altro!" dico io.
"A non ti preoccupare, era uno dei miei sogni diciassettenni: viaggiare verso una festa, con qualcuno che cita i miei libri"
YESSS!
"Ma a parte dove andiamo stasera, qual e' il tuo giro di locali?"
"Sono i locali che girano intorno a me, capisci?" strombazza verso di me Errique, disegnando le orbite con la mano.
"Capisco. Ma non si vede niente fuori dove siamo?"
"E' lo scalo merci di Bologna siamo arrivati, prendiamo la roba."
Ci sistemiamo davanti alla porta del vagone in attesa che il treno si fermi definitivamente, il che succede poco tempo dopo.
"O grazie Enrico per avermi invitato, vedrai che non ti deludero'." esprimo senza senso alcuno, gia' inserito in un ambiente festaiolo.
"Qualunque cosa volessi dire, spero che ti divertirai."

Superiamo di slancio e per l'occasione affiancati tutti i binari nel sottopassaggio e sbuchiamo direttamente all'uscita o all'ingresso, dipende dai casi, della stazione di Bologna city.
"Ecco il mio parente! Enrico ci vediamo li'." dico mentre le traiettorie si allontanano. "Ok, ci vediamo li'! Ciao."
"Ciao Enrico, grazie!"