Non e' una notte qualunque quella che precede il Sabato ventotto novembre. A Milano e' freddo umido venerdi' sera eppure, suggestione del venerdi' sera, pare che gli amici sporting con i quali mi accompagno, sembrano tutti involontariamente piu' distesi. Soliti disegni in aria per scoprire dove ci faremo portare dal fiuto dell'odore della notte ancora giovane e benevola: io so, io conosco, mi hanno detto che da quelle parti...
"Birra per tutti? " chiede qualcuno infondo al tavolo, afflitto mi regolo a basso voltaggio:"...no raga per me una cola..." e ti tocca pure leggere negli occhi degli amici lo sgomento per le parole dette da me che in arte faccio "litro".
"Domani ho le analisi del sangue, non posso fallire!" annuncio in una miniconferenza tenuta vicino allo stagno di Cologno.
Dopo tutte le parole dette e sprecate riordinati ritorniamo verso la tana; entro in casa e non e' mai come l'ho lasciata. A rendere speciale i minuti di recupero ci pensa la voce di mia madre che da sotto le coperte mi giunge molto piu' simpatica: "Lo sai che stai giocando la tua salute?"
"Si' mamma."
"Disgraziato! Poi ti devo tenere io quando sei malato"
"Certo mamma."
"Guarda che ha chiamato quello li'..." (sarebbe Enrico Brizzi) disse da dentro le coperte di lana la mia mamma.
Non so voi mai io risposi soddisfatto "Cos'ha detto? Quando arriva?"
"Domani e' a Trezzano, e comunque ti aspetta alle sette, la sera, davanti alla stazione, dove arrivano i taxi, e mo' dormi."
Ripetevo solo 'dove arrivano i Taxi...' in un modo abbastanza televisivo, immagino che capirete.


Ai revoir milano, noi… vamos a boloña

di Kristian Di Leo detto "Zile" nei panni di Gianni Mina'
e la partecipazione di Enrico Brizzi nei panni di Enrico Brizzi

PARTE I

(mi scuso per l'incredibile ritardo causato un po' da me un po' dalle poste italiane)
Il tempo di un paio di telefonate e organizzo una spedizione alla splendida Trezzano S.N., un agglomerato di case sviluppate in altezza sulle rive della nuova Vigevanese, se non che, sulle rive di quella pisciatina d'acqua che poi sarebbe il Naviglio, per l'appunto.
Dopo mezz'ora e dopo aver attraversato la nebbia che regna sovrana a sud di Milano, arriviamo io, Zerri man, Ale Krusty e Paulo FranciscoII, al negozio di musica dove Enrico teneva la sua presentazione.
Discreta folla radunata in piedi di fronte al metro e sessanta di Enrico, anch'egli in piedi con il microfono in mano a diffondere le parole per tutto il perimetro, tutti incappottati e infreddoliti a chiedere sollievo per i loro pruriti.
Io ero troppo distratto, si sa che se vai in un negozio di dischi con Zerri man e FranciscoII, e' difficile rimanere intatti per molto tempo.
"Guarda!" cominciavano tutte le frasi, "...c'e' anche il singolo di Tonio Balestra... "Io che sono in te "...e' gia' tuo e'!"
"Si'... lo voglio anche io!", nel mentre Enrico rispondeva a domande.
Cerco di farmi notare in modo da capire meglio il programma. Mi metto di fronte, ma Enrico guarda nei dintorni della corrispondente del corriere della vigevanese che gli ha chiesto della genesi, e come mai il libro prende il nome da una canzone (?). Mi sistemo dietro che c'e' meno gente, provo a chiamarlo quando c'e' un po' di pausa ma non mi sente.
La gag: Enrico e' in piedi davanti alla cassa centrale, vicino allo scaffale saratoga, ogni volta che si muove fa cadere con la spalla uno dei prodotti infilati nelle corsie di metallo, si ride un po' e poi si riprende da dove aveva interrotto.
Io e i ragazzi usciamo a fumare una paglia di traghettamento e ci chiediamo: "ma Ale dov'e' finito ? "
"Ale si e' perso, e questa volta doveva comprare solo una cassetta vuota!" Tutti piu' tranquillizzati rientriamo e ci riappare il grumo di persone intorno ad Enrico.
Torno in posizione centrale rispetto alla folla e quando Enrico alza lo sguardo agito sopra la testa un CD dei rancid: lo nota, mi riconosce e senza smettere di parlare alza la mano in segno di saluto. Si girano tutti a guardarmi ma siccome sono molto veloce, abbasso subito la mano e mi giro di lato per fare finta di parlare con l'amico Zerri man, come se non fossi stato io a distrarre Enrico parlante.
In televisione avrebbe fatto ridere, quel giorno capi' solo Zerri man che si porto' in fretta la mano a coprire il ghigno.
"Adesso volevo chiedere ad Enrico, di farci ascoltare 5 stralci di canzoni che lui ritiene significative. Credo che sia d'accordo: comincerei appunto da Three immaginary boys dei Cure..." dice il moderatore al microfono.
La folla non si disperde, Enrico beve un sorsino dalla lattina di cola, e alcune persone stringono attorno per farsi filmare qualche autografo, consegnano lettere, e io che son li' vicino allungo il braccio a toccargli il gomito. Si gira lentamente, ci salutiamo e poco prima che cominci a firmare libri gli chiedo:
"Ma tu torni da solo o hai gia' qualcuno che ti accompagna alla stazione?"
"No, mi riportano loro. Fai cosi' comincia ad andare ci vediamo all'ingresso dei Taxi e compra il biglietto."
"Va bene ci vediamo li'. Buon proseguimento!"
"O.K. ciao."

La strada si fa percorrere al rovescio, con le solite battutaccie dette a ruota libera e le solite canzoni della radio.
Rimaniamo bloccati cinque minuti per un incidente, giusto il tempo per votare diva del giorno la bionda al volante nella macchina a fianco, nonostante ci sia tutt'intorno odore di tangenziale misto nebbia. Lo so anche io che e' un'esperienza priva di significato ma provate a stare voi in macchina fermi in tangenziale, con Zerri man, Ale Krusty e Paulo FranciscoII, poi mi direte.

Le seguenti azioni hanno un non so che di fantozziano: entro in casa, con passo deciso scivolo in camera, l'immagine di mia madre in postazione piatti da lavare e' gia' un ricordo della grande guerra, arpiono l'indispensabile per il viaggio:
"Le cassette? I rancid e un polpettone misto."
"I soldi? Ce l'ho."
"I cambi? Ce l'ho. Ciao ma' io vado?" "E dove vai?" "A Bologna ma', a Bologna!" "A Bologna? E che ci vai a fare? Quando torni? Telefona quando arrivi!"
"Si' a Bologna. Una gita. Si', quando telefono arrivo." Com'e'? Quando telefono arrivo? Bello, non ci avevo mai pensato... ma mia madre non sente.
"Te', mangiati una banana."
"No mamma, la banana non la voglio."
"Cri!"
"Ciao! Papa' dov'e'?"
" e vafangul!"
"Ciao!".
Cosi', scesi in strada al gusto banana, e mi fiondai alla stazione.
Intorno i ragazzi salutavano e si preparavano al sabato notte con i soliti turbamenti di noi altri, qui giu' nella Milano north-east bay.
L'arrivo alla stazione fu ancora piu' fantozziano signori. Faccio il biglietto, mi giro di scatto e guardo l'ora. Sono le sette meno cinque. E adesso? Bene, devo solo aspettare nell'atrio casa dei senza casa, per soli trentacinque minuti. Bene. Compro le paglie per il week-end, che non so quando mi fermo di nuovo a pensare alle paglie.
A parte il freddo e la tensione, Enrico si presenta capello corto e cappotto nero, dopo non so quanti anni di attesa, molto rilassato, proprone una puntata al bar.
"Che prendi? Ti vedo taciturno. Un caffe'?"
"No non lo bevo il caffe', piuttosto una birra grazie. No e' che sono ancora un teso." dico io che ancora non vedo con precisione un viaggio in treno con Enrico Brizzi, invitato alla festa di compleanno.
Poi il via vai della stazione gelata, il fatto di essere partito cosi' di fretta, mi tiene ancora un po' legato.
"Come sei organizzato per quando arriviamo a Bologna?" mi chiede Enrico.
"Vado a casa con il mio parente, poso le robe e ci vediamo li'. Scendiamo poi in macchina."
"Bene." risponde da dietro il caffe'.
"A proposito e' lontano sto posto?"
"Dove abita tuo cugino?"
"A Casalecchio."
"E' dall'altra parte della citta'".
"Ah. Ma vado bene vestito cosi', o..."
"Mah..." dice enrico guardando le mie converse blu da viaggio, da passeggio, da scopa d'assi, da sabato sera.
"...Non ce l'hai delle scarpe eleganti?..." io non rispondo e faccio delle gran facce da culo.
"...non riesci a trovarle ?..."
"E comee..." accenno io, proprio quando enrico si scoglie dall'espressione seria
"Guarda che ti sto rifilando delle storie..." sorride lui, poi mi sollevo anche io.
"...figurati, se vieni a piedi nudi e' sicuro che scopi stasera!"
"Bene, meglio di cosi'!" pronuncio riabilitato.
"Oh, andiamo che ci parte il treno. Finisci la birra."
"Ah gia'".
Finisce anche la birra, Enrico mi allunga gli inviti, uno per me e uno per il mio parente, casualmente all'anagrafe Enrico anch'egli, superiamo le sbarre che separano l'atrio dai binari e siamo sul treno, parlando della trionfale giornata di coppe sull'asse Inter-Real M./ Bologna-Betis S.
"Enrico, hai timbrato il biglietto del treno?"
"Parlo di calcio e mi dimentico di timbrare il biglietto."
Scende dal treno freccia del sud Milano – Reggio Calabria, oblitera, e risale. Cerchiamo uno scomparto adatto alla caratura dei protagonisti, e ci sistemiamo in attesa che il treno parta come partono lentamente i treni.
continua.... direttamente sui vostri video.
Non perdete la seconda parte!!