Tratto da "Il Corriere Scuola"



BACK TO SCHOOL

di Enrico Brizzi

Ho fatto il liceo al Galvani di Bologna, la scuola che fu di Pierpaolo Pasolini e Gianfranco Fini di A-Enne.
Non ricordo i tempi ginnasiali come anni particolarmente sereni: era la sensazione del potere degli insegnanti a farmi sentire a mal partito, la constatazione di come questo potere veniva messo in atto cotidie e di come schiacciava le voci e le volonta' d'una classe intera di guizzanti. Beh, a forza di stare a sentire che saremmo divenuti la classe dirigente del Duemila (che praticamente e' domani l'altro) un po' di guizzo forse s'e' perso, i movimenti si son fatti legnosi o isterici a seconda dei temperamenti. Non c'era tanto spazio per speranze diverse dal concludere con una maturita' decente quel cursus honorum tutto sballato. E lo studio, vorrei che fosse chiaro, in tutto questo aveva un ruolo assai marginale: non ho mai sudato lacrime e sangue sulle avventure di Alcibiade o sulle guerre del Peloponneso. Quel che prendeva male era l'atmosfera, l'idea di trovarsi in mezzo a una legione di ragazzini educati a dir di si', spinti su una monorotaia verso un futuro d'estrazione piccoloborghese.
Piu' l'istituzione spingeva, piu' montava la pressione, piu' spiavi con interesse le scritte NO COMPROMISE o BOLOGNA HARDCORE giu' nei bagni del primo piano, e ti veniva voglia di conoscere la mano che aveva tracciato quei motti carbonari di liberta'.
Fu facile trovarsi e associarsi, per noialtri che non mandavamo giu' tanto bene quel menu di noia narcotizzante e soffice repressione: verso la prima liceo l'antidoto lo conoscevamo gia', e aveva il sound irregular degli Urban Dance Squad, la consistenza porosa d'una copertina di diario su cui potevi scrivere PUNK ROCK in caratteri gotici, oppure disegnare la stilizzata bandiera anarchica dei Black Flag.
Quando non basto' piu' intravedere le splendide opportunita' che la vita ci riservava se solo stavamo un po' svegli e non andavamo in paranoia ogni quindici minuti, quando pensammo (presuntuosi e profetici come i teenagers vivaci di tutti i tempi) ch'era tempo d'aprire gli occhi alle masse, decidemmo di fondare un giornale, ma che dico un giornale -troppo serioso!-, decidemmo di fondare una fanzine.
S'intitolava Perle Ai Porci -sottotitolo nichilista fanzine di misantropia- , il primo numero lo componemmo di getto io e Andrea P sul suo mac. Era cosi' facile. Scrivevi, giustificavi i bordi, lasciavi lo spazio per le illustrazioni e stampavi ridotto al 72%, cosi' da trasformare un A4 piegato in quattro facciate. E se un A4 piegato poteva diventare quattro bombe carta per scuotere quel tempio di angoscia e nozionismo, forse valeva la pena di piegarne quattro o cinque, di fogli A4, prima di abbassare la ghigliottina delle graffette.
Per la moltiplicazione xerox ci aiuto' Fabio di Eurocopy, che in quei mesi d'eccitazione indomabile e pseudonimi divento' sincreticamente Fabio Copy.
Mentre scambiavamo fugacemente le nostre copie calde di stampa con altrettante carte da mille ci sentivamo contemporaneamente l'inventore di Sniffin' Glue, Iggy Pop e Ciro Menotti. Sentivamo la forza delle idee, quello da sempre, ma in quell'intervallo di quindici minuti in cui per la prima volta spacciai le mie parole vicino alla macchina delle merende seppi con certezza quant'era sottile il diaframma tra l'idea e l'azione, tra un'elucubrazione privata sdraiati sul letto e la possibilita' concreta di farla conoscere.
Trovammo altri come noi. C'erano William Bonney e Saint-Just, situazionisti ormai prossimi alla maturita'; c'erano i chitarristi Tory Crimes e John Fax; c'erano Funkie e il Catcher della sezione sperimentale; c'erano Ego e Leo G e Luca e un sacco d'altra gente.
Sia detto senza falsa modestia, sbaragliammo su tutta la linea l'infame La Rana, giornale ufficiale della scuola. Mettemmo in fuga le truppe cammellate del preside. Seminammmo opinioni tenere come piantine giovani e concilianti come ciuffi d'ortica. Due anni andammo avanti, un numero al mese o giu' di li'. Punzecchiammo col fioretto, tagliammo di sciabola, e ogni tanto calammo senza troppi rimorsi la mazza ferrata.
Guadagnammo spazio nella scuola e per qualche stagione la cambiammo un poco. Ora che anche Thermopylae e il surrealista Nick Farne', i piu' sbarbi dei ragazzi di Perle ai Porci, sono avviati studenti universitari, non so piu' cosa sopravviva all'interno di quelle mura. Non so piu' qual e' il sound prevalente nel mio liceo, non so se abbiamo davvero cambiato qualcosa oltre a introdurre la moda degli anfibi e delle airwalk al posto delle scarpe da cavallerizzi.
Non so, davvero, ma quando prendo in mano i numeri superstiti della mia collezione mi vien da sorridere e sogno che, in qualche modo non ancora disponibile, un giorno quella squadra formidabile si riunisca per portare un po' di movimento dove la fa da padrone la vecchia Stasi.