Tratto da "COMIX" dell' Agosto 1995



Due miti del nostro tempo, della nostra provincia. E' un incontro al vertice tra la musica e la scrittura italiana: Enrico Brizzi (quello di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo") intervista il Blasco. Ne nasce un terremoto...


BRIZZI INCONTRA VASCO

di Enrico Brizzi


Si parte in accelerazione nucleare sull'auto del signor Ronnie. Red Ronnie.
Ci si siede da Napoleone, ristorante bolognese da ore piccole. Vasco mangia tartufo alle tagliatelle, dice: "Oh yeah!".

"Cosa fai, scrivi un altro libro adesso?" chiede.

"Beh, sì, è un po' diverso dal precedente... un po' cattivo, forse... forse è la parte cattiva di una storia simile..."

"Be', giusto, come nelle canzoni, che uno sdoppia uno stesso personaggio da una canzone all'altra... d'altronde tu sei molto intelligente... secondo me sei un genio."

"Dai Vasco, basta, sennò quando arrivo a casa mi faccio subito una sega..."

"Ah! Ti dico quello che penso, non è mica un complimento, come se dici a una bella figa che è una bella figa..."

"Io qua registro tutto, eh?"

"Registra, registra, che ogni cosa è scritta, è scritto tutto, sai Red Ronnie" e si rivolge all'Ansaloni "è scritto anche di quando eri candidato nel Piesseì..."

L'uomo del RoxyBar rimbecca " Vasco, guarda che è scritto anche quando volevi la televisione grande, ed è scritto perché la volevi grande... che poi è nata la canzone Delusa, eh, ti ricordi?"
Una risata scioglie la tensione, l'allusione alla presunta sbandata di Vasco per AMBRA e le ragazzine di Non è la Rai è più che evidente.

"Va là, stai zitto, che c'è qui mia moglie, l'artefice della mia redenzione... della regolarizzazione... della regolamentazione della mia vita spericolata... la colonna della mia vita... della mia famiglia."

La moglie del Vasco (carina!) ammicca come una che la sa lunga.

"Senti Vasco, su un vecchio King di qualche tempo fa ho letto un'intervista a Umberto Marzotto, tuo storico compagno di vita spericolata... parlami un po' di quegli anni."

"Ah... quel periodo... quel periodo... vivevo proprio... stavo sveglio due o tre giorni... tiravo... facevo tre o quattro concerti di fila, poi dormivo quattro giorni... e Marzotto è arrivato in un momento così... vivevo in un capannone... che avevo messo a posto per abitarci, c'erano gli uffici... e ospitavo gente che arrivava.. e facevamo una vita disordinata... stavamo fuori tutte le sere, andavamo nei posti, così... a me piaceva più che altro perché andava in moto, faceva motocross... ce n'è stata anche altra di gente che è vissuta con me nel capannone... per dei periodi... ospitavo la gente che mi piaceva di più... andavamo alla Capannina... io facevo i concerti... e la gente intorno viveva proprio in modo bohémien... la gente come Umberto erano un po' le pecore nere... un gruppo di gente che si conosceva e viveva la notte... Adriano Bonacina... gente che viveva a Milano... stavamo insieme per sconvolgerci la vita... mica per morire, sai... volevamo proprio prendere tutto..."

"E adesso non ti sembra che la società sia sempre più omologata, che ci sia meno questa voglia di cui parli?"

"Mah, la gente che vive così è sempre stata poca e ce n'è anche adesso... in provincia, per esempio, la gente lavora cinque giorni alla settimana e poi il weekend si ubriaca fino a suicidarsi... io non volevo il weekend... perché deve essere domenica solo una volta alla settimana?
"Io volevo la domenica tutti i giorni.
"Io più che altro mi divertivo molto..., però non lo auguro, non lo auspico a nessuno... la consapevolezza si può raggiungere anche prima, e senza bisogno di passare per forza da quel tipo di esperienze lì."


Poi Vasco lancia uno sguardo languido verso i servizi.

"Sai cosa, che quando mi scappa la pipì io divento nervoso... sai quella canzone di Paolo Conte che dice ...le donne a volte sai sono scontrose, oppure devono fare la pipì? Ecco anch'io sono così."

"Bartali."

"Sì, Bartali."

"Gran pensiero sulle donne, no? Lui se ne sta lì a bere la birra e aspetta Bartali, e manda a cagare la donna."

"A volte è proprio così" dice il Blasco.

"Senti, Vasco. Le tue agiografie iniziano tutte col periodo da deejay, poi via via il successo e tutto il resto. Quand'è che ti sei accorto che per i ragazzi eri diventato Vasco Rossi, una faccia da mettere su una maglietta?"

"Io mi sono accorto di essere arrivato quando ho scritto Vita spericolata... prima mi ero tolto delle belle soddisfazioni, ma non erano ancora soddisfazioni come le volevo io... con Vita spericolata ho detto: 'Cazzo, questa è veramente la canzone della mia vita', ...mi piace un casino ...tutte le mie canzoni sono belle, molto belle, me lo ha detto anche Red Ronnie stasera..."

"Una delle tue canzoni che preferisco è Voglio andare al mare. Mi racconti come è nata?"

"Voglio andare al mare viene da una storia... aspetta però, voglio dirti un'altra cosa. Con Vita spericolata io godevo come un matto, avevo i soldi, il successo... non mi rendevo bene conto... poi mi hanno arrestato, tanto per gradire... eeeh... se mi hanno messo dentro evidentemente qualcosa di storto lo avevo fatto... poi quando sono uscito ho avuto un po' di esaurimento nervoso, che mi è durato due o tre anni, e lì ho iniziato a maturare, a rendermi conto che tutto quello che avevo seminato nella mente della gente aveva germogliato, e aveva anche messo radici talmente grandi che io non ci potevo fare veramente un cazzo... io ogni tanto poto un po' qua e là, ma poi i giornalisti dicono che sono cambiato... per forza che sono cambiato... sono diventato più bello... cosa vogliono da me..."

"Be', deve essere una grande soddisfazione vedere che il tuo successo non diminuisce con pezzi meno duri... il tuo è un successo di un'intera carriera, non solo di qualche brano fortunato..."

"Sì, ma davvero, me ne rendo conto solo da cinque o sei anni."

Poi il cameriere porta gli gnocchi gorgorzola e noci.
Un tale filtra i fans e fa firmare autografi per procura.

Vasco riprende: "Voglio andare al mare ha una storia... abitavo in via Porrettana, a Bologna, dopo l'arco del Meloncello... la conosci?".

"Ah, abito lì anch'io."

"Incredibile, ci ho vissuto quattro anni, gli anni più belli, proprio.
"Era estate e noi facevamo centocinquanta concerti all'anno, a volte per giorni di fila, grazie alle Feste dell'Unità soprattutto. C'erano tre camere, in una ci stavo io, e nelle altre Massimo Riva e Leo Persueder. Era un caldo bestiale, e noi a letto con la chitarra... Dico a Massimo: facciamo un reggae, che in quell'anno andava di moda il reggae, e lui ha iniziato e io cantavo sopra: 'voglio andare al mare', proprio perché era l'ultima cosa che potevamo fare, murati a Bologna, con un caldo bestiale... e il pezzo è nato così... volevo andare al mare a vedere così... le tette nude... tutte nude..."


Poi il Blasco si gira verso la moglie, che sorride.

Enrico Brizzi