Tratto da il " Corriere della Sera'"



JACK FRUSCIANTE E' USCITO DAL GRUPPO

di MAURIZIO PORRO



Penso sia quasi proibito dire che il romanzo Jack Frusciante è uscito dal gruppo, scritto a 19 anni da Enrico Brizzi, venduto (200.000 copie, Baldini e Castoldi) e premiato, sia «generazionale e giovanilistico», che sia un'occhiata sui liceali bene di oggi. Forse è giusto: è una storia di illusione e delusione, di affetto e rinuncia, con due protagonisti in rincorsa sul tempo che s'incontrano fra Benetton e Feltrinelli. Lui, Alex, è un romanticone 17enne alle prese col primo appuntamento sentimentale; comunica con la musica, soffre quando il migliore amico si uccide. Lei è la ragazza di buona famiglia, non sa decidersi se amare questo compagno di scuola che piace a tutte; prende tempo, ci patisce, parte per l'America con il ricordo del primo abbraccio. Intorno a loro i graffiti bolognesi, piscine, il Liceo Galvani frequentato da Pasolini e Fini, le snobberie gergali, riferimenti rock-punk, poi l'angoscia esistenziale, i genitori ex sessantottini che ci tengono ai riti domenicali, Messa e ristorante, portici e biciclette in grigio in una Bologna post Pupi Avati inquadrata da Alessio Gelsini. Brizzi, che si è sceneggiato con la regista «deb» Enza Negroni di 34 anni, non sta al gioco, denuncia la scarsa politicizzazione, è uscito dal gruppo anche lui. Il film non lo dice ma Jack Frusciante è il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, che uscì dal gruppo in anticipo: come il Martino del film che decide di andarsene prima degli altri, complice un po' di fumo. Chiunque riduca un libro, lo modifica. L'operazione, nei binari classici e tradizionali di un racconto sentimentale di buone maniere di cinema, con i vezzi dell'opera prima e la capacità di raccontare un'emozione, è riuscita. Perché nasce da un romanzo che è sincero e riuscito. Overdose di bici, ma alcuni momenti di disagio giovanile sono veraci. Stefano Accorsi che balla da solo, come la Lucy di Bertolucci, ti ritorna in mente, anche perché l'attore ha sorriso contagioso. Violante Placido, la bella primogenita di Michele, gioca il jolly dell'acerbità mentale, si fa voler bene. I poveri genitori Cenci & Marescotti soffrono, senza perdersi «nightmare» in tv. Non entriamo nel dibattito tranello tra libro e film. Jack Frusciante, come opera prima, ha le misure narrative, dimostrando che si soffre per le stesse ragioni: insicurezza, amore, l'ansia esistenziale di non aver tempo. Poi il poster alle pareti (Pulp Fiction, De Palma e Coppola), ma l'inizio della Dolce vita buttato lì, in cassetta all'alba per definire il solco generazionale.