Tratto da "AVVENiMENTI" del 1 Novembre 1995

AVVENiMENTILIBRI
il MESTIERE di SCRITTORE



ENRICO BRIZZI: IL SEGRETO DELL'IMMATURITA'

di PAOLO BRICCO


Era un po' che chi gira attorno ai vent'anni aspettava un libro che si diffondesse con il tam tam. E' successo quest'anno a Jack frusciante e' uscito dal gruppo, esordio del ventenne bolognese Enrico Brizzi. Piu' di novantaseimila le copie vendute, per un libro che e' diventato quasi un fatto di costume. Pochi avrebbero scommesso una lira sul fenomeno Frusciante: in molti ora aspettano il romanzo a cui Brizzi sta lavorando.
Intanto, come avrebbe scritto Andrea Pazienza, disegnatore da lui molto amato, ''passioni roventi si agitano nel suo cuore di sbarbo''.


La giovinezza nella narrativa, intesa come radicalismo liberta' e stupore, e' un fatto anagrafico?

No, perche' ci sono giovani che scrivono da vecchi e altri come Arbasino, che sono sempre rivoluzionari. Se tu hai venti anni e hai norme che ti ispirano, sei gia' vecchio, sei gia' il passato, la reazione. Chi fa un libro di successo e il suo secondo e' identico, e' vecchio. Della giovinezza mi piace l'immaturita', il cambiare

Come vivi l'essere cercato dai giornalisti, l'andare al Campiello, insomma tutto quanto e' legato al tuo essere una piccola celebrita'?

Ho riscosso approvazioni e critiche da ambienti molto diversi: destra-sinistra, cattolici-atei, fumatori- non fumatori. Se riesci ad accettare con serenita' la situazione, senza andare alla deriva dei giudizi e delle proposte che ti giungono, e' una cosa buona.

In che misura lavori sul linguaggio?

E' il livello piu' naturale della mia scrittura, ad esempio i giochi di parole, le sonorita'. Poi c'e' il lavoro sulla pagina, e li' c'e' la fatica fisica. Di solito scrivo al mio computer. Quando non scrivo, immagazzino espressioni che mi piacciono e snodi di situazioni che poi mi ricordero'. Di fronte alla tastiera, tendo ad essere in uno stato d'animo amfetaminico in cui senza inibizioni butto giu' tutto quanto, ascoltando sempre musica. Poi c'e' la rielaborazione, che e' il grosso del lavoro: e' il momento in cui inforco gli occhiali tranquillo e faccio il lavoro da "ragioniere".

Il linguaggio per te e' uno strumento di conoscenza del mondo?

Sicuramente. E' un grimaldello con cui aprire la porta della casa della citta' che hai scelto di conoscere. Inoltre, in una societa' come la nostra, dove si subiscono centomila sollecitazioni, il messaggio deve arrivare in modo molto piu' potente di trent'anni fa: quindi il linguaggio e' l'arma numero uno.

Qual e' il tuo rapporto con la critica letteraria?

Credo che occorra ascoltare le critiche, positive e negative, staccarne il pezzo che ti interessa e farlo tuo. L'atteggiamento opposto, che io ritengo sbagliato, e' di essere influenzato dai critici come persone e volerli poi compiacere la prossima volta che scrivi.

Quali sono gli autori che piu' ami?

Adesso in Italia Aldo Busi, di cui sto leggendo Le persone normali, cosi' massimalista e petardesco; all'estremo opposto Daniele Del Giudice, per il controllo che ha della pagina; come idea di "scrittura pop" De Carlo. Andando indietro, Tondelli, Arbasino e Gadda.

Cosa intendi per scrittura pop?

E' la scrittura fruibile da tutti, a vari livelli. Come Asterix, che ha cinquemila bucce di cipolla sotto. E' pop quello che si presta a tante interpretazioni, a vari livelli di conoscenza.

Tu stai lavorando al tuo secondo romanzo. Quanto senti l'influenza dell'industria culturale?

Non la sento: ho anticorpi molto sviluppati, perche' ho un passato di vera militanza underground che e' sempre stata contro le varie commercializzazioni. Io scrivo il mio romanzo come se fosse il primo.

Adesso cosa ti sta prendendo?

Ti potrei citare alla rinfusa, come suggestioni, Mark Leiner di Mio cugino, il mio gastroenterologo, C line, "Supertifo" (il giornale degli ultra' organizzati), Giamburrasca e i testi dei Primus. Poi mi piace molto la dimensione live: gli amici del gruppo con cui suonavo prima suonano pezzi strumentali e io leggo. Sono i vecchi readings di Kerouac. E' bello perche' io mi immagino sempre una colonna sonora a quello che scrivo, e poi cambio le parole...