Adelaide's party
(La narrazione e' al presente in prima persona. Viene giu' tutto troppo dritto, no?)

Soundtrack consigliato: The Meeting Place (XTC)


Alle cinque arrivo ansante sullo spiazzo erboso davanti a casa di Aidi.
Non ascolto mai il walkman mentre vado in bici.
Tranne oggi.
Bacio; bacio.
"Mi pare che ci stiamo un po' formalizzando."
"Gia'."
Con una doppia chiave articolare faccio franare Aidi in ginocchio, e la bacio sul collo mentre ride.
Sul tavolo se ne stanno sdraiati un paio di tegami pieni di dolci in uno stadio arretrato di preparazione, quattro o cinque torte salate, e arnesi da cucina assortiti.
Parliamo di Aristotele e di Plotino rigirando i cucchiai nell' impasto, badando a non trascurare il pericolo dei grumi di cacao, fino a quando non suona la porta.
Elena, evidentemente.
"Ciaao, Aidi mi ha parlato molto di te."
"Ah si'?"
Elena, per l' appunto.
Si delinea un personaggio accettabile, un po' saccente per quanto riguarda il mondo dorato delle vacanze studio (va a Exeter per prendere il master, o qualcosa del genere, con particolare riguardo per Shakespeare); abbigliata nel consueto look dark nichilista da ragazza alternativa, ma devo sforzarmi di non cedere ai pregiudizi. E che cazzo di pregiudizi sono? Ho detto solo che ha un look dark nichilista, mica che e' una stronza. Non e' una stronza.
La guardo di sottecchi mescolare l' impasto di quella che diventera' una frittata con le zucchine o similare.
E' la prima persona che vedo qui, al di fuori dei familiari di Aidi. La mamma di Aidi, gentile e prodiga di spunti per eventuali merende, Federico con la pistola e i cubi, il papa' di Aidi, che ogni tanto spunta anche lui, sempre piu' simile a un investigatore privato da film americano, e Chiara, la sorella maggiore bellissima e simpaticissima che da' tanti pensieri ad Adelaide.
E invece tra poco comincera' a spuntare gente a frotte, e un po' si profanera' questo posto segreto deputato ai convegni del piccolo principe e della volpe.
Ma non andiamo in para: l' essenziale e' invisibile agli occhi, disse per l' appunto la volpe; la gente arrivera', berra', mangera', ridera', fara' quello che deve fare, se ne andra', e della magia del posto non avra' portato via niente; arriveranno in macchina o in motorino, rombando, e non capiranno il pedalare su' per la salita nel silenzio del vento tra le fronde, con gli scoiattoli e i passerotti intorno. Per loro sara' una strada buia illuminata dai fari, e basta.
Verso le sei fa un salto la mamma di Aidi con Federico, che e' molto su di giri. Chissa' come vede una sorella cosi' piu' grande, con interessi e amici cosi' diversi dai suoi.
Mentre viene supervisionato il lavoro che si svolge in cucina, Federico corre in giardino e finisce per farsi inseguire dal cane del ragazzino della casa di fronte. E' spaventato, ma non troppo, e basta farsi mostrare il funzionamento della sua ruspa a batterie per consolarlo.
Poi ripartono. Che tipo, la mamma di Aidi. E' di sicuro la persona piu' indaffarata che io conosca, con tre figli di eta' cosi' disparate, ma e' sempre allegra, gentile e carica di scorte di frutta non trattata e pasta fatta col grano coltivato biologicamente.
Sulle otto, mentre il sole comincia a tramontare, arriva Francesca, in macchina con i suoi; suo padre saluta Adelaide, che non vedra' piu' per un anno intero, dato che al ritorno Francesca dovra' trovarsi un passaggio, perche' qui non viviamo mica per i figli, e stasera puo' anche darsi che il nostro programma cambi, mio e della mamma.
Non vedra' piu' Aidi per un anno, la migliore amica di sua figlia, e la saluta con la battuta piu' triste e stonata che abbia mai sentito: "Ma cosa ci vai a fare, laggiu', che l' America e' qui! L' abbiamo trovata qui, la nostra America!". L' istinto e' di spaccargli la faccia, sbatterlo in macchina di peso e bombardarlo di sassi mentre si allontana giu' per la discesa con la bocca piena di sangue. Credo che se ne accorgano tutti, tranne lui, che risale in macchina ridendo, e mette in moto, soddisfatto. Va a vedere un buon programma a quiz su canale cinque, o forse a portare in giro il cane. Magari passa a prendere il gelato, per fare una sorpresa a sua moglie.
Cinque ore piu' tardi se ne va anche Pietro Rossi, che da' un passaggio fino a Casalecchio a quel compagno di Aidi con i brufoli, e a Francesca.
Aiuto Aidi a mettere a posto. E' stata una bella festa.
Solo che sono in lacoste, e a tornare a casa cosi' mi verra' la congestione.
Andiamo in camera sua, per mano. Ha una macchina fotografica con una meravigliosa pellicola in bianco e nero, mi fa un paio di foto, e una insieme, con l' autoscatto; seduti guancia guancia sotto la locandina di "Gone with the wind", che sarebbe poi "Via col vento".
Un bel maglioncione a strisce orizzontali viola e blu; ciao Aidi buonanotte ciao Enrico domani alle tre ti voglio bene io ti voglio troppo bene. Il pezzo in salita, dalla parte opposta a quella da cui si sono allontanati gli invitati, per la strada segreta che passa dietro il seminario. Dormono tutti, poveretti. Aidi mi ha raccontato che una volta, quando aveva dieci o dodici anni, mentre stava giocando nel parco, una banda di seminaristi l' ha avvistata, e urlando "Una femmina! Una femmina!" l' hanno inseguita per kilometri.
Poveretti, senza malizia o superiorita', solo compatimento, poveretti. In sella, e si', le chiavi ce le ho, via per un' emozionante discesa. Aidi si stara' lavando i denti.
Primo, prendere velocita' sul tratto in pianura che costeggia l' edificio. Esageriamo, con un colpo di pollice si fa saltare la dinamo contro il pneumatico davanti. Fa un po' casino, nella notte, ma altrimenti rischio di ammazzarmi giu' per il bosco.
Prima curva, a sinistra, e comincia subito la pendenza. Qui io e Aidi abbiamo passato un intero pomeriggio, tipo in aprile, a discutere sulla liceita' o meno che uno di noi si mettesse con qualcun altro. Io ero assolutamente contrario, e forse sono un po' ipocrita, dato che a Cambridge sono stato con una tipa polacca per un giorno, prima che le dicessi che era una stronza dato che faceva la strafiga al party della scuola, e poi addirittura con una giapponese, ma non so se conti, dato che mi ci sono messo al George's Inn dopo quattro o cinque pinte (era l' ultima sera, e tutti i giap e gli arabi ofrrivano alla grande), e giuro su Dio che mi sono reso conto di quello che stava succedendo mentre stavo facendo lingua in bocca con lei, una perfetta sconosciuta, sapore di triplo malto, addossato al bancone.
Un mio amico turco passa e dice in italiano "Bravo cazzo dritto", mi da' una pacca sulla spalla, fa cenno di offrire un altro giro, ma io declino, perche' ancora un poco e straccio l' anima. L' ho rivista il giorno dopo, prima che partisse per il Giappone, poi basta.
Si', insomma, anche se mi sono fatto delle storie, io non ho mai distolto l'attenzione da Aidi, e invece ho paura che se lei si mettesse con uno io finirei a coprire una odiosa parte di ripiego (ma sarei io il primo a capire che non c'e' piu' posto, a questo punto. Sono molto orgoglioso, a quanto pare.); essenzialmente perche' Aidi non e' la tipa da farsi storie facili, perche' lei quando fa qualcosa ci crede davvero, e tutto il resto per cui la sento cosi' fascinosamente diversa: la vedo sfrecciare nel cielo azzurro a duemila miglia all' ora, e capisco senza neanche muovere le palpebre che qualunque cosa succeda l' avro' dentro per sempre.
Rettilineo da quaranta cinquanta all' ora, e con questo fanale ridicolo vedo si' e no a venti metri, per fortuna so la strada a memoria. Una scommessa folle.
Chiudo gli occhi ? Chiudo gli occhi ? Chiudo gli occhi ?
Unodduettre'. Fatta anche questa.
Piega a sinistra.
A seguire, curva totale, a gomito, sulla destra.
Devo un po' frenare, o volo dall' altra parte della rete, e va bene che li' ci sono le Officine ortopediche Rizzoli, cosi' domattina quelli dell' accettazione mi trovano che sono il primo della fila, ma f-f-f-freno, due o tremila lire di copertone restano li', e giu' ancora, dritto, a destra, qui di giorno ci sono degli insetti appicisosissimi che si mettono nelle lame di sole fra gli alberi e ti si attaccano addosso che non vanno piu' via, a gomito sulla sinistra, ultimo tratto di rettilineo, di nuovo a gomito a sinistra, e giro la gigantesca aiuola con gli abeti da destra, cosi' arrivo direttamente all' interruttore automatico del cancello con i leoni. Uh, qui e' tutta curva, da gara di motociclismo, e ci scappa una piega sulla sinistra, per guadagnare spazio e non entrare nella macchina parcheggiata davanti alla casa del custode.
Il cancello si apre, via Codivilla ai centocinquanta all' ora e si torna al livello del mare.
Sveglio tutta via Saragozza con una versione ritmatissima di Anarchy in the UK , a squarciagola.