Tratto da MUISICA! – settimanale di de La Repubblica – del 29 Maggio 2003

BONO & IL SIGNOR VOX

Persino l’ascoltatore più tiepido sa in che senso la svolta elettronica capitanata da Brian Eno e Daniel Lanois ai tempi di Achtung Baby (‘ponte ideale tra l’Irlanda e Berlino’) è stata capace di traghettare il rock degli U2 verso l’abbraccio della contemporaneità.

Scelte azzeccate e indubitabili doti di animale da palco hanno fatto di Bono un’icona che oggi è cara tanto ai quarantenni quanto ai teenagers, e la giovane voce di Sunday, bloody sunday si è trasformata nella frigna d’un tenero gentiluomo –metà San Martino e metà Lady Diana– cooptato in tutte le campagne a sfondo benefico su larga scala.

“Io sono una rockstar”, esordisce Bono Vox presentando Mihail Gorbaciov alla platea torinese del Salone del Libro. “Anzi, lui è una rockstar”, si schernisce accennando all’uomo che più di ogni altro ha cambiato la storia degli ultimi cinquanta anni.

Che razza di mondo sia diventato, quello che Gorbaciov ha liberato dalla funesta contrapposizione in blocchi, ce lo racconteranno un giorno i giovani russi degli anni ‘80, alleggeriti dalla tirannide dell’ideologia solo per finire prigionieri, nel giro di poche stagioni, della presa d’un capitalismo cui la loro società non era preparata.

Certo, ci viene a dire Bono Vox, irlandese e quindi, per sua stessa ammissione, inguaribile lingualunga, si tratta di un mondo in cui può essere un cantante –bravo, bravissimo, geniale e santo ma pur sempre cantante – a conferire titoli nobiliari all’ex leader d’una potenza che aveva a sua disposizione un arsenale nucleare in grado di fare dormire per quarant’anni sonni inquieti alla intera civiltà occidentale.

Bono Vox di questo mondo confuso in maniera irrimediabile è figlio diletto, e pochi avrebbero pronosticato, ai tempi di Boy e War, che il pur carismatico leader di una band dublinese avrebbe potuto, un giorno, coprire con successo il ruolo di coscienza civile degli anni, numb e nichilisti, che ci troviamo a traversare.

“Sono un socialista che beve champagne e possiede una Ferrari”, può affermare oggi il bravo Bono senza sollevare indignazione né da parte dei socialisti né tanto meno della casa di Maranello, e i fans della prima ora che lo conobbero scalciante, ora che anch’essi non possono più scalciare per raggiunti limiti d’età, si sentono rassicurati nel sapere Bono

armato di una generosità che il solo Bob Geldof, in passato, ha saputo mostrare alle genti.

DATA, l’associazione per la quale il signor Vox si spende maggiormente, è l’acronimo di Debt, Aids, Trade, Africa, e nessuno può sognarsi di accusare questo magnifico millionaire against hunger che un tempo cantava in una rock band di mirare troppo basso. Certo dispiace non saperlo schierato in prima persona nella lotta contro la zanzara tigre, e sono più di vent’anni che i tifosi di mezza Italia aspettano una sua dichiarazione ufficiale contro lo strapotere di Milan e Juventus, ma dall’ufficio stampa del piccolo grande Irlandese assicurano che è solo questione di tempo. Ci sono piccoli fox terrier abbandonati da accarezzare, prima, e cuccioli di foca da nutrire col biberon, e partite a briscola con Boutros Ghali, e nuovi memorabili duetti con Big Luciano da progettare nel dettaglio, e mani da stringere, e aureole da lucidare a più non posso prima che il nuovo album degli U2 raggiunga gli scaffali.

© Enrico Brizzi 2003 per Musica! di Repubblica.